#106 Cosa stai leggendo?
Il secondo numero estivo dedicato alla bibliodiversità che abbraccia la dissidenza. C'è molta Camila Sosa Villada in questa Ojalá.
L’ultimo numero di Ojalá iniziava una coltivazione di bibliodiversità. Oggi continuo a irrigarla, vediamo cosa fiorisce nelle prossime settimane: ne riparliamo a settembre 📚
In questo episodio:
Il podcast che ascolto di più mentre guido o sminuzzo il coriandolo: ¿Qué estás leyendo?
L’ultimo episodio che ho ascoltato mi ha fatto commuovere: è quello in cui Camila Sosa Villada parte dalla targa commemorativa de La Veneno a Madrid. E poi parla di travestis, linguaggio trans e autodefinizioni.
Ho chiesto a sei persone che stimo di aiutarmi a creare una mappa dell’universo queer che abitiamo attraverso i libri. I primi tre contributi sono nel numero precedente; oggi trovi quelli di giusi palomba, Marta e Tostoini. Grazie infinite a loro 💜
Gira pagina e iniziamo. 📚📚

Il podcast che ascolto con più costanza in questo periodo è perfetto per i miei momenti di amata solitudine, tipo quando guido o quando tagliuzzo mazzi di coriandolo da congelare: si chiama ¿Qué estás leyendo?, cosa stai leggendo?
È il podcast sui libri de El País e lo conduce una delle firme dell’inserto Cultura del quotidiano, Berna González Harbour. Detto così, potresti immaginarti un podcast pomposo e rigidino, invece di solito non lo è: González incontra scrittrici e scrittori ispanofoni a Madrid, in un posto a loro caro — la caffetteria preferita, la panchina di un parco, una biblioteca — e chiacchierano come farebbero due persone che si incontrano dopo una lunga distanza, finendo per chiedersi “E quindi, cosa stai leggendo in questo periodo?”
Mi piace perché ho tante puntate da ascoltare — mi ci sono affezionata di recente — e molte hanno come protagoniste scrittrici che ammiro e che, a modo loro, sfidano la norma, sociale o creativa: Gabriela Wiener, Samanta Schweblin, Gioconda Belli o Leila Guerriero. (Puoi ascoltare tutti gli episodi gratuitamente su molte piattaforme di streaming.)
Da poco mi sono commossa ascoltando Camila Sosa Villada commuoversi a sua volta al Parque del Oeste, di fronte alla statua di Cristina Ortiz “La Veneno”.
La Veneno è stata una delle donne transessuali — così sceglieva lei di chiamarsi — più famose di Spagna: per conoscere la sua storia, ti consiglio la serie tv a lei dedicata, creata da Javier Ambrossi e Javier Calvo.

E proprio con le parole di Camila Sosa Villada, scrittrice argentina travesti — che, come vedremo tra poco, contesta l’aggettivo trans per parlare di sé — inizio questo secondo numero di Ojalá dedicato ai consigli di lettura queer.
Camila Sosa, linguaggio e travestis
Mentre parla del suo ultimo libro, Scene da una domesticazione (che sta per uscire in italiano con Sur, tradotto dalla bravissima Giulia Zavagna), Sosa non risparmia risposte caustiche, scomode. Quando Berna González le chiede “cos’è per te la famiglia?”, lei ha due parole sulla punta della lingua:
– Una cellula mafiosa.
– Niente di positivo, quindi.
– Guarda, io mi sono allontanata dalla mia famiglia per molto tempo, e quella cellula mi suscita una curiosità incredibile. Che tipo di potere si muove lì dentro, chi comanda, chi manipola, chi è subordinato, chi è in pericolo all’interno di una famiglia?
[…]Quando è uscito Le cattive1 si parlava spesso di questa cosa della “famiglia scelta”. E a me non andava giù questa espressione, perché avevo la sensazione che loro [ndr. le protagoniste del libro, un gruppo di prostitute trans argentine] fossero più una banda, una sorta di alleanza contro un nemico comune.
[…] Loro sono consapevoli di chi sono, e sanno che unite sono molto più forti dell’uomo che le viene a maltrattare, o del poliziotto che viene a pretendere il pizzo.
Camila Sosa è stata una di quelle travesti, una delle “cattive” del suo romanzo, quando — ancora all’università e ripudiata dalla sua famiglia per essere trans — iniziò a prostituirsi a Córdoba.
Il linguaggio dei suoi romanzi e delle sue opere teatrali si intreccia indissolubilmente con la storia delle parole, del lessico trans non solo identitario ma anche argentino, latino, di certo non occidentale. Lo ricorda anche in questo episodio di ¿Qué estás leyendo?:
Dire mujeres trans (ndt. donne trans) mi suona antiletterario, antipoetico.
Con la parola travesti si dicono molte più cose. [...]
Una dice travesti e immagina la notte, i vestiti, le scollature, la violenza, lo sperma, il sangue, le risate, il sesso, la ribellione, la solitudine. Immagina una storia comune.La dicitura mujeres trans viene dall'Europa, dall'Occidente, dagli Stati Uniti. Non so chi abbia deciso questa nomenclatura. […] Le identità sono esperienze. E quanti anni sono dovuti passare prima di poterlo affermare, quante esperienze ho dovuto accumulare per poter finalmente dire che no, se devo dare un nome a me stessa, scelgo travesti.
È lo stesso discorso che avevo sentito fare anche a Susy Shock, performer e attivista trans, anche lei argentina: la parola travesti rende memoria al movimento di lotta trans che ha sfidato non solo le norme sociali ma anche quelle politiche, battendosi — è letteralmente il caso di dirlo — per ottenere riconoscimento e diritti che poi hanno giovato al resto delle persone LGBTQIA+.
Come scrivevo l’anno scorso, nell’episodio di Ojalá intitolato Continueremo a nascere:
La comunità è stata antidoto e cura. Susy Shock ci ha raccontato di quando, anni fa a Buenos Aires, ha cofondato e costruito insieme a Marlene Wayar, altra nota attivista trans argentina, Casa Futura Trans.
Sia Marlene che Susy hanno fatto parte del Frente Nacional por la Ley de Identidad de Género. Nel 2012, il loro attivismo aveva contribuito alla promulgazione della legge sull'identità di genere, la prima al mondo a non richiedere diagnosi mediche o psichiatriche né interventi chirurgici per dimostrare l’identità di genere e cambiare i propri documenti ufficiali.
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Letture bibliodiverse
Anche questo numero di Ojalá è dedicato alla bibliodiversità che abbraccia la dissidenza — di genere, affettiva, identitaria.
Oggi trovi tre nuove letture queer, consigliate da persone che scrivono e modellano i linguaggi per descrivere presenti e fantasie non normate.
Grazie infinite a Giusi Palomba, Marta e Roberta Ragona per aver condiviso queste storie di resistenza, scoperta e possibilità. ❤️🔥
Our Work is Everywhere. An Illustrated Oral History of Queer and Trans Resistance, di Syan Rose
Consigliato da Giusi Palomba
Mi chiamo Giusi Palomba, vivo a Glasgow, ma mi sposto spesso tra Scozia e Europa. Scrivo, traduco e, quando posso, accompagno gruppi in percorsi di riflessione su pratiche di cura comunitaria. Nel 2023, alcune delle cose che scrivo e di cui mi occupo sono finite nel libro “La trama alternativa. Sogni e pratiche di giustizia trasformativa contro la violenza di genere”, pubblicato da minimum fax.
Perché proprio questo libro
Il libro che ho scelto è stato pubblicato nel 2021 dalla poco nota ma vivacissima Arsenal Pulp Press, casa editrice canadese. Si tratta di una graphic novel che raccoglie storie di vita, pratiche e visioni di community organizer, artist*, compagn*, leader sociali delle comunità queer e trans statunitensi.
L’autrice, Syan Rose, ha raccolto interviste e conversazioni e le ha trasformate in tavole illustrate in cui parole e immagini convivono, dando vita a un archivio poetico e militante. Le storie raccontano di cura collettiva, mutuo appoggio, desiderio, guarigione, resistenza quotidiana, senza troppa retorica, né eroismi.
Per me rappresentano un promemoria prezioso, ricordano quanto certi percorsi siano spesso disordinati e quanto nelle difficoltà del quotidiano si ritrovino spesso le forme più autentiche di presenza e trasformazione reciproca.
(Quasi contemporaneamente all’uscita in inglese, in Italia sono arrivate diciassette pagine del libro grazie alla rivista di cultura radicale Menelique — oggi chiusa — e alla traduzione di Martina Neglia.)
Our Work Is Everywhere è un omaggio illustrato al lavoro invisibile, ma instancabile delle comunità queer. Unico limite, il testo integrato nelle illustrazioni non è sempre facilmente leggibile.
Gli Argonauti, di Maggie Nelson
Tradotto da Francesca Crescentini, Il Saggiatore, 2016
Consigliato da Marta, di Mutande del Lunedì
Marta abita a Berlino, ha una newsletter queer e una grande passione per lo spinning.
Perché proprio questo libro
Povero matrimonio! Eravamo in marcia per ucciderlo (imperdonabile). O per rafforzarlo (imperdonabile).
Il clima politico e sociale in cui ormai 10 anni anni fa Maggie Nelson scrive gli Argonauti non è poi tanto diverso dalla crisi costante in cui stiamo vivendo. Lì c’era la Proposition 8 a minacciare la comunità queer americana — ora ci sono mille vari incendi ovunque, qualcuno potrebbe dire che ora stiamo peggio, ma non sono solo i paragoni con il 2025 a rendere questo libro un libro 1. attuale 2. sempre calzante.
Partendo dalla sua esperienza personale e di coppia l’autrice sviscera una serie di enormi macrotemi: cos’è la queerness? Chi ha il diritto di definirsi queer? Cos’è, com’è la maternità quando sei una persona queer? Come si naviga una relazione, come si naviga il genere tuo e deglə altrə? Avvalendosi di citazioni, opere altrui, filosofie contemporanee, e non per sostenere una narrazione non lineare e allo stesso tempo perfettamente coerente a se stessa.
In mano a qualcun altro un’operazione simile probabilmente risulterebbe un mattone indigeribile, un saggio completamente sterile; nelle mani di Maggie Nelson ne esce invece un libro sì molto denso ma mai noioso, banale o accademico, un libro che richiede al lettorə molta attenzione ma che alla fine come il migliore dei matrimoni, la migliore delle conversazioni, restituisce ampiamente tutta l’energia che ha richiesto.
Boys Weekend, di Mattie Lubchansky
Pantheon Graphic Library, 2023
Consigliato da Roberta Ragona — Tostoini
Roberta Ragona è più facile che ti risponda se la chiami Tostoini. Vive a Milano, è nata a Cagliari, disegna spesso animali marini (tipo i lamantini? Tipo i lamentini). Ama i progetti in cui è possibile affrontare temi serissimi con un po’ di leggerezza, e cose leggere esplorate in assoluta serietà. Le sue illustrazioni sono comparse nei libri di Albero delle Matite, Effequ, Quinto Quarto e in molti posti che non sono libri: un allestimento museale a Erbil per il World Monuments Fund; guide digitali a beni Unesco, facilitazione visuale per l'UNDP e molto altro. Ha una formazione da antropologa e dell’illustrazione ama tanto disegnare quanto ragionarci su. Il suo ultimo libro è “Fossili Viventi” (Aboca Kids, 2025) di cui è sia autrice che illustratrice.
Perché proprio questo libro
Sono piuttosto convinta che i fumetti, con la loro commistione di linguaggio visivo e scritto che è più della somma delle parti, sono un mezzo particolarmente azzeccato per raccontare la queerness (come Queer: A Graphic History di Meg-John Barke e Jules Scheele dimostra).
Se poi a raccontare c’è un’autrice che sa benissimo che spesso l’unico modo per dire le verità più profonde dell’esistenza è far ridere, quello che viene fuori è un fumetto come Boys Weekend di Mattie Lubchansky.
Boys Weekend è un horror che — come fa da sempre la letteratura di genere fatta bene — usa mostri marini, un filo di body horror e un contesto surreale per raccontare in maniera divertentissima, onesta e molto di cuore l’esperienza della transizione e il modo in cui getta nuova luce sulle relazioni di una vita, e sul modo in cui la performance di genere per funzionare abbia bisogno di un bel po’ di sospensione dell’incredulità.
Si ride un sacco, si piange un pochino, ci si ripensa per un bel po’. Carmen Maria Machado l’ha descritto come “A witty, tender romp through the cosmic horror of being alive” e io mi sento di concordare.
Da un vecchio numero di Ojalá
A luglio di quattro anni fa parlavo di accessibilità e di Disability Pride Month, il mese dell’orgoglio disabile:
Molti dei consigli di quella newsletter sono ancora validi: se non hai mai provato a farti leggere lo schermo, ora potrebbe essere un buon momento.
Letture e visioni per shakerare il linguaggio
Magari ci fosse gente come Los Javis anche in Italia, scriveva qualche anno fa Andrea F. De Cesco su Rolling Stones. Titolo perfetto per riassumere il desiderio comune di chi ammira le opere dei due registi spagnoli, Javier Calvo e Javier Ambrossi. Oltre alla bellissima serie tv su La Veneno, sono firmati da loro altri imperdibili titoli degli ultimi anni: Paquita Salas, La llamada, La Mesías (arrivata da poco anche in Italia).
‘It’s not just pleasure – it’s resistance’, un fantastico reportage di Erica Buist con introduzione di Roxane Gay per The Guardian. Le protagoniste? Persone da diversi angoli del mondo con i loro sex toys.
Se hai voglia di ascoltare tre scrittrici latinoamericane dissertare su bugie, desiderio, scrittura, poliamore e salotti letterari finiti male, ci sono due puntate del podcast spagnolo Ciberlocutorio che mettono insieme Camila Sosa, Gabriela Wiener e Tamara Grosso. Una goduria!
Profonda umanità: si intitolava così il TedX del 2014 in cui Camila Sosa Villada raccontò la sua storia prima di trasformarla nel romanzo Le cattive, che l’avrebbe resa famosa anche da questo lato dell’oceano:
Come suonerebbe questo episodio di Ojalá?
Tutta la musica che consiglio su Ojalá atterra su questa playlist collaborativa su Spotify. Che canzone assoceresti a questo episodio?
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Per questa stagione chiudo qui, ci rileggiamo a settembre!
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice
“Le cattive” è il romanzo che ha reso famosa Sosa Villada anche in Italia, pubblicato sempre da Sur nel 2021 e tradotto da Giulia Zavagna.









Queste puntate sono doni e grazie anche per il podcast, da giorni ero in cerca di nuovi stimoli audio e ora ho anche l'occasione di rinverdire un po' il mio spagnolo appassito.
Aaaah ma sai che anch'io sono circa due mesi che ho scoperto il podcast di El País e ne sono innamorata, non riesco ad ascoltare altro? E la puntata di Camila è meravigliosa, lei incredibile come sempre. Mi sono segnata il libro di Joan Didion che consiglia, in italiano si chiama "Diglielo da parte mia", non è tra i più noti di Didion e infatti non lo conoscevo.