#107 I nostri mattoni, la nostra memoria
La citazione è memoria femminista, dice Sara Ahmed, e qui su Ojalá prendiamo molto sul serio questo pensiero.
Ciao! Oggi torno dopo un agosto intenso con una Ojalá che mette le basi per una nuova stagione di scrittura e condivisione.
Gli ultimi due numeri della newsletter erano dedicati alla coltivazione della bibliodiversità e alle conversazioni sulla dissidenza, il linguaggio trans e le autodefinizioni.
In questo episodio:
Un poster che mi ha risollevata dopo una settimana meh.
Sara Ahmed e la politica delle citazioni come memoria femminista.
La cura nelle citazioni, uno dei fondamenti di Ojalá.
L’attribuzione delle idee ai tempi dell’IA generativa, una conversazione in divenire dalla newsletter di Donata Columbro.
La partenza della Global Sumud Flotilla da Barcellona. I segnalibri di luglio e agosto: belle letture che mi sono segnata per consigliarle in questo numero del rientro.
Il festival DiParola che si avvicina. La playlist collaborativa di Ojalá che boicotta Spotify, ma rimane aperta altrove.
(La foto del muro di mattoni dipinti di azzurro che fa da copertina su Substack è di Patrick Tomasso per Unsplash.)
Va, iniziamo. 🍉
A luglio ho seguito un (altro) laboratorio di scrittura in uno dei miei posti preferiti di Barcellona, la libreria e spazio di pensiero critico crisi. Quella sera, a fine lezione, ho alzato gli occhi verso la parete e ho ritrovato i poster che sempre accompagnano le conversazioni nella piccola sala dei corsi.
Il primo è un’illustrazione in bianco e nero che dice (più avanti lo traduco):
Citation is feminist memory. It is how we leave a trail of where we have been and who helped us along the way.
— Sara Ahmed, Feminist Shelters, Dec 10, 2015.
Nel secondo poster, invece, Audre Lorde ritratta da Robert Alexander sorride di fronte a una lavagna su cui campeggia la scritta:
Women are powerful and dangerous.
La prima frase — la citazione è memoria femminista — mi è sembrata un segnale di incoraggiamento; non ero di buon umore quella sera, venivo da una settimana piena di nervosi. Pochi giorni prima, il lavoro di un’amica era stato ripreso con grandi somiglianze da una testata molto seguita, ma senza alcuna citazione; poi, parte di una mia newsletter recente era rimbalzata con numerose scopiazzature nel post di un’altra professionista, anche lì senza citazione.
Dopo tanti anni di scrittura pubblica, è capitato innumerevoli volte che il mio lavoro venisse ripreso e usato senza il mio nome. Ormai avrei dovuto farci il callo, eppure quando continua a succedere a me o alle mie amiche e colleghe fa sempre un po' male.
Quella sera, quindi, è stato un sollievo rileggere la frase di Sara Ahmed, autrice e ricercatrice che così tante volte ha ispirato il mio lavoro su Ojalá (più avanti ti ricordo in quali episodi è comparsa).
Citation is feminist memory
Questa frase compare per la prima volta in Feminist Shelters, un articolo del 2015 in cui Sara Ahmed descrive la politica delle citazioni che ha seguito mentre scriveva il saggio Vivere una vita femminista1. Te ne traduco un passaggio:
Volevo riorientare la mia scrittura sulla base di cosa o chi non stavo citando. Sono sempre stata consapevole di quanto sia politico l’atto della citazione. Ho sempre prestato attenzione al modo in cui si costruiscono mondi intorno alle pratiche di citazione; il modo in cui un corpus di opere acquista coerenza proprio escludendo alcuni corpi da quel corpus. […]
Spero sempre di fare qualcosa di più che evidenziare le esclusioni. Tramite la citazione voglio anche riconoscere i miei debiti. La citazione è memoria femminista. Serve per lasciare una traccia del sentiero che abbiamo percorso e di chi ci ha supportate lungo il cammino. Ma stavolta, per questo libro, ho adottato una politica delle citazioni. E questo ha fatto una bella differenza.
Ahmed si riferisce alla sua scelta di non citare, in Vivere una vita femminista, nessun “uomo bianco”, inteso come istituzione e meccanismo di riproduzione del potere: quello che decide cosa è autorevole e cosa no, quali voci sono punti di riferimento e quali sono ignorabili.
Scegliendo intenzionalmente quali voci valorizzare nel suo lavoro, Ahmed usa le citazioni per riconoscere le sue predecessore femministe, in particolare le femministe nere, e per costruire comunità e genealogie intellettuali che smantellano le norme patriarcali.
La cura nelle citazioni
Se conosci bene Ojalá, sai già che parte della sua ricchezza viene proprio dalla cura nelle citazioni. Uno dei ringraziamenti che ricevo più spesso via email riguarda la diversità e pluralità delle sue fonti, i mondi che riescono a raggiungere, le visioni meno raccontate.
Le persone e le testate che compaiono tra le pagine di Ojalá sono preziose fonti e ispirazioni; citarle con cura è un gesto di rispetto per il loro lavoro, un modo per divulgarne il pensiero e farle conoscere a più persone possibili.
Ho l’abitudine di prendere molti appunti, segnare la fonte delle frasi che mi colpiscono, curare con attenzione la mia biblioteca di link ad articoli e paper, perché quando un’idea mi ispira ci tengo ad attribuirla a chi l’ha elaborata.
So bene che le idee, una volta espresse, sono di chiunque voglia prendersene cura, espanderle, rimaneggiarle o contraddirle. Le stesse idee che a me sembra di "pensare per la prima volta” sono nella gran parte dei casi l’estremità visibile di un filo che ho tirato da qualche altra parte: a volte ricordo da dove sono partita, altre no, perché quel filo è germogliato in chissà quali spazi, chissà in quale momento.
Al netto di errori e dimenticanze che sono inevitabili nella complessità delle nostre vite, vorrei che questa cura nelle citazioni e nell’attribuzione di pensiero fosse reciproca, non perfetta: come dice Ahmed, le citazioni diventano i nostri mattoni, i materiali con cui creiamo le nostre abitazioni di pensiero e condivisione.
Che rapporto hai tu con le citazioni? Vuoi condividere qualche esperienza in merito?
L’attribuzione delle idee ai tempi dell’IA generativa
Ora che gli strumenti di IA generativa come ChatGPT, Claude e compagnia cantante sono sempre più pervasivi nella produzione di contenuti, la questione delle attribuzioni e del copyright si sta stratificando in modo sempre più complesso.
Tempo fa, Donata Columbro aveva dedicato al tema un magnifico episodio della sua newsletter: Sono felice che l’IA abbia rubato i miei libri! O no?
Ti consiglio di leggere anche i commenti per apprezzare la pluralità di opinioni e le sfaccettature tutte aperte di questo dibattito.
⏸️ Se apprezzi il mio lavoro e leggi con interesse Ojalá, hai mai pensato di sostenerla economicamente? Con 40 euro sostieni questo progetto per dodici mesi: in cambio hai accesso alla mia biblioteca digitale con le risorse che alimentano Ojalá.
I segnalibri di luglio e agosto
Mentre termino questo episodio di rentrée di Ojalá, ho ancora in testa gli echi dei canti, delle dichiarazioni e degli incoraggiamenti per le persone dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla, che ieri, 31 agosto, è salpata dal porto di Barcellona diretta a Gaza (grazie alle persone care che erano lì e che con le foto e video in diretta mi hanno fatto sentire meno lontana 🍉).

Victor Serri ha appena riassunto l’intensità di questi ultimi giorni di solidarietà internazionale che hanno trasformato Barcellona in un punto di incontro collettivo per la causa palestinese: Barcellona, la partenza della Global Sumud Flotilla.
Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare tanto di questa spedizione che ha l’obiettivo di rompere l’assedio israeliano a Gaza e aprire un corridoio umanitario. Ne abbiamo sentito parlare tanto anche perché diverse persone famose l’hanno appoggiata, pubblicando i loro video di sostegno sui social.
È un movimento che salpa dall’Europa e raduna a bordo persone con passaporti forti, perché è anche così che si fa pressioni sui governi nostrani: sfruttando le pieghe di un sistema razzista che considera più preziose e da difendere le vite delle persone bianche, piuttosto che quelle palestinesi. Per allargare lo sguardo e vedere anche gli altri strati di questa iniziativa trasversale e resistente, ti consiglio due articoli:
La Global Sumud Flotilla trasporta i nostri limiti e le nostre buone intenzioni, di Federica D’Alessio per Kritica (grazie a Valeria Pecorino per la condivisione).
Ora siamo irritati, ma la Flotilla non è ciò che ci irrita, di Dalia Ismail per Invictapalestina (grazie a Maria Elena Marras per la condivisione).
A luglio e agosto ho letto articoli e newsletter interessanti che mi sono ripromessa di condividere in questo primo numero del rientro. Eccoli:
Family Matters: Un reportage fotografico del 2020 curato da Europeana sull’evoluzione del concetto di famiglia nel ventesimo secolo.
Mapa de Rumores, l’iniziativa lanciata ad agosto dall’agenzia spagnola XUL per segnalare le bufale a tema migrazione. Promossa dopo le orribili ronde razziste di quest’estate a Torre Pacheco, la piattaforma ha l’obiettivo di segnalare i comuni in cui iniziano a diffondersi le bufale, così da metterle a tacere prima che crescano e sfocino in atti d’odio. Questo è il video della campagna di lancio, tra le protagoniste c’è la giornalista Lucía Mbomío:
Che fare quando nessuno ci cerca?, si chiede Ágnel Fernández Recuero su questo editoriale per Jot Down (in spagnolo). Si riferisce ai cambiamenti delle ricerche sul web, con Google&Co. che impongono i loro risultati generati dall’IA prima di qualsiasi altro risultato organico.
Per l’articolo precedente devo ringraziare le sempre brillanti ispirazioni di Dylarama, la newsletter della rivista Siamomine. La segui già?
Nel caso non lo sapessi ancora, per nascondere il box dei risultati di IA dai risultati di Google fai così.
Il calcio femminile non sta solo rompendo record, ma anche ridisegnando la cultura visiva dello sport, di Gem Fletcher per It’s Nice That (in inglese).
LinkedIn ha silenziosamente rimosso i riferimenti al deadnaming e al misgendering dalla sua politica sui contenuti d’odio, di Karissa Bell per Engadget (in inglese). Un tassello in più sul sentiero delle grandi del tech che fanno marcia indietro sui loro blasonati valori di diversità e inclusione.
L’algospeak ci toglierà consapevolezza?, si è chiesta Eleonora Marocchini nell’ultimo numero di Scienzolitica. Se per rifletterci hai prima bisogno di chiarire il significato di algospeak, eccolo riassunto da Roberta Cavaglià in un bell’articolo del 2023 per Siamomine:
In un articolo pubblicato sul Washington Post nell’aprile del 2022, la giornalista Taylor Lorenz definisce l’algospeak come un insieme di “parole in codice o giri di parole che gli utenti hanno adottato per creare un vocabolario sicuro che impedisca ai sistemi di moderazione di rimuovere i loro post o azzerarne la visibilità”.
Il diritto a formarsi un’opinione, a cambiarla, a cambiare, di Enrica Nicoli Aldini che come suo solito riesce a spiegare in modo accessibile l’attualità della (geo)politica USA e le sue inevitabili diramazioni da questa parte dell’oceano.
Un invito ad alleggerire carico mentale e casella di posta con una disiscrizione dalle newsletter che non leggi mai davvero: Paola Natalucci parla di “ansia completista” e delle sue strategie per difendersene.
Un servizio della RSI - Radiotelevisione svizzera sulle politiche urbane di Barcellona e i suoi rifugi climatici, di cui ho scritto su Ojalá a inizio luglio. Grazie ad Annie Urselli per avermelo mandato!
Programmi per settembre
È da poco uscito il programma di DiParola, il festival del linguaggio chiaro e accessibile che quest’anno accoglierà il pubblico alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Per partecipare al festival ci sono due opzioni:
Dal vivo ad Ancona
Venerdì 19 settembre 2025, dalle 9:30 alle 18:00 per la Conferenza e gli interventi multidisciplinari.
Sabato 20 settembre 2025, dalle 9:30 alle 13:30, per i workshop, pratici e interattivi.
l'ingresso per le due giornate (Conferenza + Workshop) costa € 59
l'ingresso per la sola Conferenza di venerdì costa € 39
In streaming online
Venerdì 19 settembre 2025, dalle 9:30 alle 11:00, potrai seguire la prima ora e mezza della Conferenza da dove vorrai. La partecipazione online è gratuita.
Altre volte in cui ho parlato di Sara Ahmed
#55 Siamo nomi, case, lingue. Le parole liberano ma creano anche scatole, finché non ne troviamo di nuove.
#63 Se muovessimo il mondo. Una specie di sogno lucido in cui non ci sono dubbi sul fatto che lo sport femminile abbia pari dignità di quello maschile.
#77 Abbiamo un problema coi feedback. Ricordo ancora il primo che mi diedero in azienda, ed esiste una ricerca che mi ha spiegato perché non l'ho dimenticato.
Come suonerebbe questo episodio di Ojalá?
Da quest’estate non uso più Spotify che, insieme ad altri grandi nomi, è entrata nel mio personale cassetto di prodotti e aziende da boicottare.
Nel caso non ne fossi al corrente, moltissime persone stanno abbandonando Spotify non solo per il suo discutibile modello economico ma anche per i recenti investimenti bellici del suo CEO Daniel Ek.
Io e la mia famiglia abbiamo scelto, per ora, di dare una chance a Deezer. Anche la playlist collaborativa di Ojalá si è spostata su Deezer.
Che canzone assoceresti a questo episodio? La mia è questa:
Scrivimi la tua via email o nei commenti di Substack. 🎶
Per oggi chiudo qui, ci rileggiamo la prossima settimana!
Vuoi scrivermi cosa ne pensi di questa newsletter, propormi una collaborazione o semplicemente mandarmi un saluto?
Rispondi a questa email o scrivimi su ojala [at] aliceorru.me 📧
Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
Se ormai conosci Ojalá e apprezzi il mio lavoro, dai un’occhiata al piano a pagamento: con 40 euro sostieni questo progetto per un anno intero e hai accesso a tutte le risorse originali, passate e presenti, che condivido.
Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice
Purtroppo mentre scrivo non ho modo di consultare il volume in italiano, ma credo — potrei sbagliarmi — che lo stesso passaggio sia presente anche in Vivere una vita femminista. Il saggio è stato pubblicato nel 2021 da ETS Edizioni e tradotto da Marta D’Epifanio, Bea Gusmano, Serena Naim e Roberta Granelli.





Alice, mi era mancata Ojalá! Che belle queste riflessioni, poi. Anche per me è inconcepibile non citare le fonti: vengo dal mondo accademico, dove devi giustificare ogni tua affermazione mettendoci un riferimento bibliografico. C'è l'idea che se non consideri chi è venut prima di te significa che non stai facendo un buon lavoro. Inoltre, il metodo scientifico si basa proprio sull'idea che chi legge debba poter replicare in autonomia quello che racconti. Ovviamente in ambito umanistico non sempre ci sono esperimenti, ma il concetto della citazione è questo. Nel mondo aziendale invece non è così, e questa cosa non finisce mai di meravigliarmi. La prima sezione che leggo di un libro è la bibliografia, perché anche per me citare è politico. Immagina il mio stupore quando vedo saggi di colleghe e colleghi che non hanno nemmeno una pagina di bibliografia... “Ma in che senso?” mi chiedo. 😹 Grazie per il tuo lavoro prezioso, resti sempre una delle mie spacciatrici di risorse preferita. 🫶🏻
Leggere questa puntata di Ojalá è stato un continuo aprire finestre e ritornare alla lettura madre 🙂.
È una cosa che mi piace molto, perché mette in moto le connessioni; soprattutto alimenta quel prendere appunti sulle cose, per usarle chissà un domani e citare in modo giusto e corretto chi le ha scritte.
Grazie Alice per questa scrittura stratigrafica che consente di trovare continui riferimenti.