Grazie Alice, mi è sembrato utile condividere quello che mi è passato per la testa durante e dopo; spero aiuti a ricordare che "l'effetto spettatore" è una reazione piuttosto comune ma superabile, anche con un piccolo gesto. Grazie!
Stare vicine è quello che possiamo fare, hai agito benissimo e soprattutto non è mai facile❤️ personalmente il modello delle 5d mi è stato utile in diverse situazioni. Ma bisogna allenare l'occhio così da accorgersi bene dove la violenza si insinua. Spesso le vittime sono le prime a sminuire, per "vergogna" (che deve cambiare lato) e senso di colpa. Ma credo che, il "semplice" stare vicine in quel momento a chi ha bisogno, possa aiutare chi subisce anche a posteriori. Il potere di sentire che un'altra donna è lì vicino a te smuove le cose e dà tanto coraggio.
Grazie per queste precisazioni, Nicoletta: è vero, bisogna tenere l'occhio allenato e leggere la situazione, senza fare passi falsi (e soprattutto senza metterci in pericolo). Conoscevo la lista delle 5D ma vederle riassunte in quei brevi video mi ha dato una bella rinfrescata!
Conoscevo le "5D", e anche secondo me hai fatto il possibile nella difficile situazione in cui ti sei trovata. Mi auguro che la ragazza trovi vicino a sé persone che la aiutino a vedere la violenza. Non è facile, lo sappiamo bene. Ci possono volere anni, e non sempre l'esito è positivo. Ti mando un abbraccio, e grazie come sempre per tutte queste risorse preziose.
Tante volte mi son trovata nella situazione di spettatrice. Qual è il confine tra spettatrice e testimone? Quando stiamo assistendo a un episodio di violenza e quando a un “semplice” litigio di una coppia che ha scelto la lite come modalità di trasmissione d’amore? Son domande difficili, e i dubbi che hanno assillato te, assillano anche me. Anche io penso sempre che avrei potuto fare di più.
Secondo me uno dei confini che aiutano a capire la natura di un fatto del genere è lo squilibrio di potere comunicato dal linguaggio del corpo di chi urla e di chi si prende le urla. Nel caso che ho descritto era inequivocabile: lei non era parte del "litigio", si stava facendo piccola di fronte all'aggressione verbale di lui.
Il tuo commento comunque mi ha fatto pensare; sono cresciuta in un ambiente in cui alzare la voce (ma tanto!) durante le discussioni era la norma, ma spesso anche un'azione più o meno reciproca - si litigava e si urlava insieme, ecco. Personalmente oggi ho difficoltà a definire quel tipo di scontro come modalità di trasmissione d'amore, perché in passato quell'equazione mi ha portato a normalizzare la violenza verbale nelle relazioni, e ora non la tollero più nella mia vita.
Rimane in ogni caso la difficoltà di affrontare queste situazioni random, incontrate per caso, proprio perché gli strati che le compongono (e che ci bloccano) possono essere tanti.
Grazie Alice, soprattutto per aver condiviso anche dubbi e paure. Parlarne ci aiuta, io stessa ripenso a episodi di violenza verbale e non solo su cui son passata sopra ma che son rimasti impressi in me e con maggior consapevolezza mi dico oggi che no, non è "normale". Personalmente mi trovo in difficoltà quando vedo adulti che trattano in modo violento bambine e bambini: spero in una maggiore sensibilizzazione anche in questo campo.
Per niente normale, anche se per tanto tempo siamo cresciute (parlo per me senza dubbio) pensando lo fosse. Idem per quanto riguarda la violenza verbale sui bambini, hai ragione. Grazie per il tuo commento 💙
Grazie Alice per questo racconto. Nel leggere della responsabilità collettiva perché le donne non debbano più avere paura mi sono venuti in mente gli ultimi due episodi del podcast di Irene Facheris "Tutti gli uomini", in particolare quando si parla della necessità che gli uomini capiscano di cambiare marciapiede se si trovano a camminare dietro una donna.
Sullo spot del Ministerio de Igualdad concordo che non sia fatto così bene come altri che avevi postato in precedenti puntate di Ojalá, ma credo come te che sia valido ed efficace ogni tentativo e azione fatte per parlare agli uomini e generare una riflessione.
Ah, un buon consiglio: "Tutti gli uomini" è davvero un bel podcast! Grazie per il feedback sulla campagna video, se l'idea del gioco di parole può essere carina è l'esecuzione che secondo me perde efficacia.
Ciao Alice, grazie mille per questa puntata e per tutti gli strumenti che hai dato. Mi sono trovata in una situazione simile due anni fa e ho avuto la “pessima” idea di intervenire, cercando di placare lui e suggerendo di chiarire con le emozioni a freddo. Lei poi è andata via con lui e io sono tornata a casa piangendo di rabbia e frustrazione, pensando che forse avevo peggiorato la situazione, che l’avevo esposta a più pericoli, che avevo reso lui più aggressivo. In questi anni mi sono documentata su cosa fare e, col senno di poi, chiamerei subito il 112 (contrastando la sfiducia naturale che sento). Insomma, tutto questo per dirti grazie, questo lavoro è necessario: non se ne parla abbastanza e io sono tanto stanca di pattern identici che però non riusciamo a sbrogliare.
P. S. Quando mi sono fermata a cercare di gestire quest’atto di violenza, un ragazzo di 18 circa si è unito a me. Ha detto pochissimo ma non si è mosso nemmeno quando lui ha iniziato a urlarci contro, gli sono stata immensamente grata.
Hai proprio ragione: quando si notano violenze di questo tipo è difficile capire come comportarsi, e penso che purtroppo sia un'esperienza molto comune. Off the top of my head riesco a pensare ad un episodio che ha coinvolto come spettatrice me, un altro mia sorella e il suo compagno, e un altro ancora un mio amico... e le perplessità, i dubbi, e le domande sono sempre molti. Confesso che a nessuno di noi è venuto in mente di telefonare alle helpline.
Brava Alice. Hai agito al meglio, anche scrivendo questa newsletter
Grazie Alice, mi è sembrato utile condividere quello che mi è passato per la testa durante e dopo; spero aiuti a ricordare che "l'effetto spettatore" è una reazione piuttosto comune ma superabile, anche con un piccolo gesto. Grazie!
Stare vicine è quello che possiamo fare, hai agito benissimo e soprattutto non è mai facile❤️ personalmente il modello delle 5d mi è stato utile in diverse situazioni. Ma bisogna allenare l'occhio così da accorgersi bene dove la violenza si insinua. Spesso le vittime sono le prime a sminuire, per "vergogna" (che deve cambiare lato) e senso di colpa. Ma credo che, il "semplice" stare vicine in quel momento a chi ha bisogno, possa aiutare chi subisce anche a posteriori. Il potere di sentire che un'altra donna è lì vicino a te smuove le cose e dà tanto coraggio.
Grazie per queste precisazioni, Nicoletta: è vero, bisogna tenere l'occhio allenato e leggere la situazione, senza fare passi falsi (e soprattutto senza metterci in pericolo). Conoscevo la lista delle 5D ma vederle riassunte in quei brevi video mi ha dato una bella rinfrescata!
Conoscevo le "5D", e anche secondo me hai fatto il possibile nella difficile situazione in cui ti sei trovata. Mi auguro che la ragazza trovi vicino a sé persone che la aiutino a vedere la violenza. Non è facile, lo sappiamo bene. Ci possono volere anni, e non sempre l'esito è positivo. Ti mando un abbraccio, e grazie come sempre per tutte queste risorse preziose.
Me lo auguro anche io. Un abbraccio a te!
Tante volte mi son trovata nella situazione di spettatrice. Qual è il confine tra spettatrice e testimone? Quando stiamo assistendo a un episodio di violenza e quando a un “semplice” litigio di una coppia che ha scelto la lite come modalità di trasmissione d’amore? Son domande difficili, e i dubbi che hanno assillato te, assillano anche me. Anche io penso sempre che avrei potuto fare di più.
Secondo me uno dei confini che aiutano a capire la natura di un fatto del genere è lo squilibrio di potere comunicato dal linguaggio del corpo di chi urla e di chi si prende le urla. Nel caso che ho descritto era inequivocabile: lei non era parte del "litigio", si stava facendo piccola di fronte all'aggressione verbale di lui.
Il tuo commento comunque mi ha fatto pensare; sono cresciuta in un ambiente in cui alzare la voce (ma tanto!) durante le discussioni era la norma, ma spesso anche un'azione più o meno reciproca - si litigava e si urlava insieme, ecco. Personalmente oggi ho difficoltà a definire quel tipo di scontro come modalità di trasmissione d'amore, perché in passato quell'equazione mi ha portato a normalizzare la violenza verbale nelle relazioni, e ora non la tollero più nella mia vita.
Rimane in ogni caso la difficoltà di affrontare queste situazioni random, incontrate per caso, proprio perché gli strati che le compongono (e che ci bloccano) possono essere tanti.
Grazie Alice, soprattutto per aver condiviso anche dubbi e paure. Parlarne ci aiuta, io stessa ripenso a episodi di violenza verbale e non solo su cui son passata sopra ma che son rimasti impressi in me e con maggior consapevolezza mi dico oggi che no, non è "normale". Personalmente mi trovo in difficoltà quando vedo adulti che trattano in modo violento bambine e bambini: spero in una maggiore sensibilizzazione anche in questo campo.
Per niente normale, anche se per tanto tempo siamo cresciute (parlo per me senza dubbio) pensando lo fosse. Idem per quanto riguarda la violenza verbale sui bambini, hai ragione. Grazie per il tuo commento 💙
Grazie Alice per questo racconto. Nel leggere della responsabilità collettiva perché le donne non debbano più avere paura mi sono venuti in mente gli ultimi due episodi del podcast di Irene Facheris "Tutti gli uomini", in particolare quando si parla della necessità che gli uomini capiscano di cambiare marciapiede se si trovano a camminare dietro una donna.
Sullo spot del Ministerio de Igualdad concordo che non sia fatto così bene come altri che avevi postato in precedenti puntate di Ojalá, ma credo come te che sia valido ed efficace ogni tentativo e azione fatte per parlare agli uomini e generare una riflessione.
Ah, un buon consiglio: "Tutti gli uomini" è davvero un bel podcast! Grazie per il feedback sulla campagna video, se l'idea del gioco di parole può essere carina è l'esecuzione che secondo me perde efficacia.
Ciao Alice, grazie mille per questa puntata e per tutti gli strumenti che hai dato. Mi sono trovata in una situazione simile due anni fa e ho avuto la “pessima” idea di intervenire, cercando di placare lui e suggerendo di chiarire con le emozioni a freddo. Lei poi è andata via con lui e io sono tornata a casa piangendo di rabbia e frustrazione, pensando che forse avevo peggiorato la situazione, che l’avevo esposta a più pericoli, che avevo reso lui più aggressivo. In questi anni mi sono documentata su cosa fare e, col senno di poi, chiamerei subito il 112 (contrastando la sfiducia naturale che sento). Insomma, tutto questo per dirti grazie, questo lavoro è necessario: non se ne parla abbastanza e io sono tanto stanca di pattern identici che però non riusciamo a sbrogliare.
P. S. Quando mi sono fermata a cercare di gestire quest’atto di violenza, un ragazzo di 18 circa si è unito a me. Ha detto pochissimo ma non si è mosso nemmeno quando lui ha iniziato a urlarci contro, gli sono stata immensamente grata.
Grazie mille a te per aver condiviso la tua esperienza. E quanto è vero, essere accompagnate in questi momenti da testimone fa tantissima differenza!
Hai proprio ragione: quando si notano violenze di questo tipo è difficile capire come comportarsi, e penso che purtroppo sia un'esperienza molto comune. Off the top of my head riesco a pensare ad un episodio che ha coinvolto come spettatrice me, un altro mia sorella e il suo compagno, e un altro ancora un mio amico... e le perplessità, i dubbi, e le domande sono sempre molti. Confesso che a nessuno di noi è venuto in mente di telefonare alle helpline.
Grazie per aver condiviso la tua esperienza!
Grazie a te per la condivisione, Benedetta. Le helpline sono sicuramente un ottimo canale per chiedere aiuto o un consulto :)