Perché non ne posso più di sentirmi chiedere se, in quanto italiana, evito di bere il cappuccino dopo mezzogiorno. Le culture che come talee migrano e convivono, generando nuovi meravigliosi ibridi.
Tra l’altro la definizione di policulturalità che fai qui mi ha fatto ricordare una vecchissima intervista con Zadie Smith che ho letto all’università, quindi un botto di tempo fa, dove in risposta alla solita domanda del cavolo, ma ti senti più giamaicana o inglese? Lei aveva dato una risposta policulturale, dicendo, ma esattamente perché devono esserci poli opposti, io sono giamaicana E inglese E londinese E di Willesden, cioè, anche basta con queste definizioni di identità così rigide! Non so se lo ritroverò mai sto pezzo, ma come vedi mi è rimasto inciso a fuoco nel cervello fino ad oggi. Ora mi sembra una cosa ovvia ed evidente, ma all’epoca, una risposta così era bella incisiva.
Ciao Alice casco completamente dal pero. Non avevo mai sentito parlare di policulturalità, ma leggendo la tua spiegazione mi rendo conto che di solito utilizzo multiculturale col significato che tu dai a policulturale 😅 dovró andare ad approfondire le fonti. Invece riguardo a kim’s convenience, una serie che ho amato moltissimo, purtroppo l’hanno sospesa proprio a causa di problemi tra sceneggiatori e attori, perché gli sceneggiatori si dimostrati ignoranti sulla cultura coreana, volevano inserire strafalcioni e informazioni sbagliate ma non ascoltavano le rimostranze degli attori. Avevo letto una lunga intervista all’attrice che fa la signora Kim, se riesco a reperirla te la mando
We wanted a Korean female writer urgently. That’s important, because the maxim is “write what you know.” But gender parity had eroded by Seasons 4 and 5, and we never got to 50-50 with BIPOC [Black, Indigenous and people of color] parity. Where I felt a female voice was lacking most was in Janet’s arc and in her interactions with Umma. Since the end of Season 1, all of us have been requesting to meet with writers. That never happened. For whatever reason, they didn’t engage with the cast. We wouldn’t even get the scripts until a week and a half before principal shooting. It was as if the Asian actors were somehow going to interfere with the genius of the writing room.
Grazie mille, Anna! Mi hai sbloccato un ricordo a cui non ho ripensato ieri mentre scrivevo. Quando avevo visto l'ultima puntata della serie anni fa mi era dispiaciuto e avevo trovato informazioni sui conflitti tra cast e writers, ma questi dettagli dell'intervista che citi mi erano sfuggiti. Aggiungo subito una nota alla newsletter!
Talee che migrano, lacci migratori che si allungano, e policulturalità come idea "porosa". Mi piacciono molto queste immagini, Alice. E, naturalmente, mi parlano. Approfondirò questo concetto perché neanche io, come @Anna Aresi, lo conoscevo. Grazie :-)
Quanti consigli di serie!! Me li segno tutti, al momento mi intriga soprattutto Ramy. Ne aggiungo una: Mo, disponibile su Netflix. Mo è discendente di un rifugiato palestinese che vive a Houston con la sua famiglia: la sua compagna è chicana, i suoi amici hanno background nigeriani ed egiziani. È una serie bellissima, giusto mix tra comedy e drama e ossessione per l'olio d'oliva. Ci sono anche un paio di belle dispute su tacos e falafel che non spoilero :)
Grazie per l'aggiunta! Ne avevo visto qualche puntata, prima di abbandonare Netflix. Fun fact: il protagonista di Mo interpreta sé stesso anche nella serie Ramy, in veste di suo grande amico 🤩
Mo Amer e Ramy Youssef lavorano spesso insieme, e spero continuino a farlo perché sono imperdibili insieme!
Bellissimo pezzo, me l’ero tenuto da leggere con calma nel weekend.
Mi ci ritrovo tantissimo, ed anzi, quel che dici dà anche una base teorica ad un mio sentire de panza, che io ho sempre chiamato identità ibrida, parlando di me stessa.
Io fino a 24 anni sono stata semplicemente una persona milanese che viaggiava molto e aveva studiato fuori a tratti, con influenze principalmente francesi e britanniche.
Poi, però, la vita, lo studio e il lavoro mi hanno portato, da adulta, in vari paesi e continenti, e io sento spesso che ognuno di essi mi ha lasciato qualcosa: un attaccamento a una bevanda, un modo di esprimermi, un modo di comportarmi. Una lingua, con le sue parole che esistono solo in quella. E poi, quasi tutte le storie importanti della mia vita sono state con persone di un altrove… e anche quello plasma la nostra identità.
Tra l’altro mi ha fatto ricordare che un giorno o l’altro con te dobbiamo parlare dell’amare in altre lingue e con persone di qualche altrove, al pod. Secondo me viene fuori una puntata di due ore! Quanto ci sarebbe da dire o su cui riflettere insieme!
Questa riflessione sulla policulturalità è preziosa, Alice; come sempre fa tutta la differenza del mondo riuscire a nominare le cose nel modo giusto, e basta un prefisso per raccontare uno sguardo diverso. Grazie per le dritte su "Ramy" e "Bangla" 😉.
Uno dei tuoi numeri più belli!
Ehhhh addirittura 🥹 grazie!
Sì, addirittura!
Tra l’altro la definizione di policulturalità che fai qui mi ha fatto ricordare una vecchissima intervista con Zadie Smith che ho letto all’università, quindi un botto di tempo fa, dove in risposta alla solita domanda del cavolo, ma ti senti più giamaicana o inglese? Lei aveva dato una risposta policulturale, dicendo, ma esattamente perché devono esserci poli opposti, io sono giamaicana E inglese E londinese E di Willesden, cioè, anche basta con queste definizioni di identità così rigide! Non so se lo ritroverò mai sto pezzo, ma come vedi mi è rimasto inciso a fuoco nel cervello fino ad oggi. Ora mi sembra una cosa ovvia ed evidente, ma all’epoca, una risposta così era bella incisiva.
Grande Zadie Smith! Ho vaghi ricordi di aver letto qualcosa di simile detto da lei, probabilmente era sfranta per la domanda ahaha
Ciao Alice casco completamente dal pero. Non avevo mai sentito parlare di policulturalità, ma leggendo la tua spiegazione mi rendo conto che di solito utilizzo multiculturale col significato che tu dai a policulturale 😅 dovró andare ad approfondire le fonti. Invece riguardo a kim’s convenience, una serie che ho amato moltissimo, purtroppo l’hanno sospesa proprio a causa di problemi tra sceneggiatori e attori, perché gli sceneggiatori si dimostrati ignoranti sulla cultura coreana, volevano inserire strafalcioni e informazioni sbagliate ma non ascoltavano le rimostranze degli attori. Avevo letto una lunga intervista all’attrice che fa la signora Kim, se riesco a reperirla te la mando
Eccola! https://www.nbcnews.com/news/asian-america/jean-yoon-kims-convenience-scenes-struggles-racism-representation-rcna1461
We wanted a Korean female writer urgently. That’s important, because the maxim is “write what you know.” But gender parity had eroded by Seasons 4 and 5, and we never got to 50-50 with BIPOC [Black, Indigenous and people of color] parity. Where I felt a female voice was lacking most was in Janet’s arc and in her interactions with Umma. Since the end of Season 1, all of us have been requesting to meet with writers. That never happened. For whatever reason, they didn’t engage with the cast. We wouldn’t even get the scripts until a week and a half before principal shooting. It was as if the Asian actors were somehow going to interfere with the genius of the writing room.
Grazie mille, Anna! Mi hai sbloccato un ricordo a cui non ho ripensato ieri mentre scrivevo. Quando avevo visto l'ultima puntata della serie anni fa mi era dispiaciuto e avevo trovato informazioni sui conflitti tra cast e writers, ma questi dettagli dell'intervista che citi mi erano sfuggiti. Aggiungo subito una nota alla newsletter!
Dalla mia casa policulturale alla tua, bellissima puntata 🩵
Case policulturali da un lato all'altro dell'oceano 🌊
Articolo molto bello e grazie per i consigli, non vedo l’ora di vedere le serie e i film che hai citato!
Sono sicura che la lista potrebbe essere molto più lunga, anzi, ogni consiglio è benvenuto! Grazie per la lettura :)
grazie quante serie fichissime che non ho visto! Segno tutto!
(also, vabbè, dici sempre cose interessantissime)
Se te ne vengono in mente altre che starebbero bene nella lista me dices. (Grazie!)
Mi ci ritrovo in ogni parola.
Non mi stupisce ❤️
Talee che migrano, lacci migratori che si allungano, e policulturalità come idea "porosa". Mi piacciono molto queste immagini, Alice. E, naturalmente, mi parlano. Approfondirò questo concetto perché neanche io, come @Anna Aresi, lo conoscevo. Grazie :-)
Ti ringrazio tantissimo, Federica :)
Quanti consigli di serie!! Me li segno tutti, al momento mi intriga soprattutto Ramy. Ne aggiungo una: Mo, disponibile su Netflix. Mo è discendente di un rifugiato palestinese che vive a Houston con la sua famiglia: la sua compagna è chicana, i suoi amici hanno background nigeriani ed egiziani. È una serie bellissima, giusto mix tra comedy e drama e ossessione per l'olio d'oliva. Ci sono anche un paio di belle dispute su tacos e falafel che non spoilero :)
Grazie per l'aggiunta! Ne avevo visto qualche puntata, prima di abbandonare Netflix. Fun fact: il protagonista di Mo interpreta sé stesso anche nella serie Ramy, in veste di suo grande amico 🤩
Mo Amer e Ramy Youssef lavorano spesso insieme, e spero continuino a farlo perché sono imperdibili insieme!
Adoro, non lo sapevo!!
Bellissimo pezzo, me l’ero tenuto da leggere con calma nel weekend.
Mi ci ritrovo tantissimo, ed anzi, quel che dici dà anche una base teorica ad un mio sentire de panza, che io ho sempre chiamato identità ibrida, parlando di me stessa.
Io fino a 24 anni sono stata semplicemente una persona milanese che viaggiava molto e aveva studiato fuori a tratti, con influenze principalmente francesi e britanniche.
Poi, però, la vita, lo studio e il lavoro mi hanno portato, da adulta, in vari paesi e continenti, e io sento spesso che ognuno di essi mi ha lasciato qualcosa: un attaccamento a una bevanda, un modo di esprimermi, un modo di comportarmi. Una lingua, con le sue parole che esistono solo in quella. E poi, quasi tutte le storie importanti della mia vita sono state con persone di un altrove… e anche quello plasma la nostra identità.
Tra l’altro mi ha fatto ricordare che un giorno o l’altro con te dobbiamo parlare dell’amare in altre lingue e con persone di qualche altrove, al pod. Secondo me viene fuori una puntata di due ore! Quanto ci sarebbe da dire o su cui riflettere insieme!
Quello dell'amare in altre lingue è un tema da enciclopedia, mi sa: un giorno ci faremo coraggio per parlarne!
Questa riflessione sulla policulturalità è preziosa, Alice; come sempre fa tutta la differenza del mondo riuscire a nominare le cose nel modo giusto, e basta un prefisso per raccontare uno sguardo diverso. Grazie per le dritte su "Ramy" e "Bangla" 😉.
Grazie, Andrea. Se poi le vedi fammi sapere come ti sembrano!