#119 Sexilio
Una parola che in italiano non esiste ma che racconta un fenomeno presente: l'emigrazione delle persone LGBTQIA+ dal loro luogo di origine per cercare ambienti più sicuri e accoglienti in cui vivere.
Ciao! La scorsa settimana Ojalá ha fatto un tuffo nel dibattito sul consenso e sulla sua relazione con il desiderio, per provare ad andare oltre il bipolarismo del sì e del no. L’episodio prima, invece, era dedicato al futurismo linguistico e all’impatto che le grandi aziende del tech hanno sulle nostre lingue.
In questo episodio:
Parenti Serpenti è uno dei miei film italiani preferiti e oggi lo cito per legare la storia di Alfredo al concetto di sexilio.
Sexilio, una parola che torna nel dibattito LGBTQIA+ spagnolo e che potremmo usare anche in italiano.
Sempre dalla Spagna, una miniserie e due film che parlano di sexilio.
Romería e altre cose da leggere e vedere, anche per ricordare il World AIDS Day (Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS) di oggi, 1 dicembre.
(L’immagine della copertina Substack è un frame di Sexilio, spot di J&B del 2022, filmato da Eduardo Casanova — che ha anche girato un documentario sul sexilio dalle zone rurali.)
Se penso a una versione cinematografica italiana della parola protagonista di questa Ojalá, mi viene in mente Alfredo di Parenti Serpenti, film di Mario Monicelli del 1992 (un culto nella mia famiglia di origine, che ho esportato come rituale natalizio anche nella mia famiglia policulturale).
Alfredo è il fratello più giovane della famiglia abruzzese protagonista del film, fa il professore e vive da solo a Milano. O almeno così credono i suoi fino alla fatidica cena di Natale in cui tutto cambia.
Quella sera, tra i tanti colpi di scena che sconvolgono la narrazione di questa normalissima famiglia italiana degli anni ‘90, c’è anche il coming out di Alfredo. Siamo nel mezzo della conversazione cruciale della storia, quando fratelli, sorelle e partner si riuniscono in sala da pranzo per decidere chi dovrà prendersi cura dei genitori:
(Se non puoi ascoltare il video, sotto trovi la trascrizione del dialogo)
Alfredo: E così, secondo voi, dovrei rinunciare alla mia vita, alla mia indipendenza, a 10 anni di training autogeno, per questi quattro muri e un po’ di soldi in più!
Cognato: Alfre’, il fatto è che tu sei l’unica persona senza responsabilità, senza famiglia, l’unica che vive da sola…
Alfredo: Ma io non vivo da solo.
Varie voci: Non vivi da solo?
Alfredo: No, sono 10 anni che coabito.
Sorella: Oddio, ma allora ci sono dei segreti fra di noi! Sono 10 anni che stai con una donna e non ci dici niente? Ma chi è, che fa, come si chiama?
Alfredo: Si chiama Mario e fa il vigilantes.
Altra sorella: Oddio, Mauro e Monica, andate a giocare in cucina per piacere!
Alfredo: È arrivato Girolimoni!
Sorella: Ma in tutti questi anni non ti sei mai confidato con le tue sorelle, con tuo fratello… Ma com’è successo Alfredino? Eh? Com’è che è venuta fuori questa tua diversità?
Alfredo: Cosa vuoi che ti dica? A un certo momento mi sono accorto che mi piaceva il cazzo!
Mi sono fatta arbitrariamente l’idea che Alfredo sia un personaggio che ha scelto di emigrare non solo per ragioni lavorative, ma anche per darsi la possibilità di vivere più serenamente e pienamente la sua vita da uomo gay. A giudicare dagli stereotipi (attualissimi, per la verità) che emergono dalla conversazione con la famiglia… come dargli torto?
C’è una parola che descrive la scelta — forzata ma non solo — di abbandonare il proprio luogo di origine per motivi legati al proprio orientamento sessuale e/o identità di genere: in inglese è sexile, in spagnolo sexilio. In italiano… non c’`è: ma la versione spagnola rende bene l’idea anche nella nostra lingua, non ti sembra?
Cos’è il sexilio
La parola inglese sexile viene introdotta intorno al 1997 dal sociologo di origine portoricana Manolo Guzmán che studiava le migrazioni forzate degli uomini gay portoricani verso le grandi città degli Stati Uniti. Il sociologo definiva il fenomeno come «l’esilio di chi ha dovuto lasciare la propria nazione d’origine per via del suo orientamento sessuale».
L’associazione con l’etimologia dell’esilio (exile in inglese, exilio in spagnolo) era efficace per segnalare il processo di rottura involontaria con il luogo di provenienza. Il richiamo all’esilio amplificava le dimensioni emotive e personali dell’emigrazione coatta, dell’abbandono di una realtà ostile nei confronti della diversità sessuale e affettiva, per stabilirsi in ambienti percepiti come più accoglienti e rispettosi.
La radice sex, invece, specificava che la causa di questa migrazione era strettamente legata all’orientamento sessuale.
Negli anni, con l’aumento delle ricerche sul tema in ambito accademico, governativo e associativo, il concetto di sexile si è espanso per includere i tanti fattori che portano all’abbandono del luogo di residenza da parte delle persone LGTBQIA+
Oggi il termine si usa in modo più generico per riferirsi alle migrazioni motivate non solo dall’orientamento sessuale ma anche dall’identità di genere, e per studiare i processi di migrazione interna oltre che quelli transnazionali delle persone LGBTQIA+.
La prima ricerca spagnola sul sexilio
Lo scorso settembre, la FELGTBI+ (Federación Estatal de lesbianas, gais, trans, bisexuales, intersexuales y más) spagnola ha pubblicato la prima ricerca dedicata al fenomeno del sexilio. Si tratta di una ricerca piccola, per la verità, che ha coinvolto 800 persone come parte di una più ampia indagine sullo stato delle persone LGBTQIA+ nel 2025.
È comunque la prima indagine sul tema e punta una luce interessante sul fenomeno dei movimenti interni legati alle identità LGBTQIA+.
La ricerca si trova sul sito della FELGTBI+ (il link porta al pdf) e qui ti riporto alcuni dati:
Il 13% delle persone LGTBI+ intervistate dichiara di aver sperimentato il sexilio, il 21,5% afferma di averlo preso in considerazione in qualche momento della sua vita.
La maggior parte degli spostamenti si è verificato negli ultimi cinque anni, con un picco nel 2020 in coincidenza con la pandemia.
L’età media delle persone sexiliadas è di 32,5 anni, un po’ inferiore rispetto alla media del resto delle persone LGBTQIA+ in Spagna.
Il 52% delle persone sexiliadas sono uomini cis o uomini trans. Le persone trans sono particolarmente interessate dal fenomeno.
Emerge anche una relazione tra sexilio e razzializzazione: più del 50% delle persone che si identificano come appartenenti a un gruppo razzializzato ha sperimentato il sexilio.
A completare il quadro, la consapevolezza che il sexilio è ormai un fenomeno dovuto a più cause: c’entrano il rischio di subire discriminazione o violenza nel luogo di origine, ma anche il desiderio di crescita personale e la spinta data dalle dinamiche socioeconomiche.
Il sexilio è una traiettoria geografica complessa
Uno dei focus interessanti della ricerca è quello che smonta il mito del sexilio come movimento dalle zone rurali o urbanisticamente più piccole verso le grandi città.
Il 43% delle persone sexiliadas, anzi, è partita da una grande città, il 26,9% da un altro Paese. Solo il 13,5% ha iniziato il suo sexilio partendo da un “ambiente rurale”. La destinazione, per metà delle persone sexiliadas, è stata un’altra città.
I numeri quindi dicono che il sexilio è una realtà prevalentemente urbana, con traiettorie geografiche complesse che includono migrazioni interne tra le città (capoluoghi di regione e non) e anche processi di ritorno dall’estero.
Quando sono arrivata a Barcellona tredici anni fa non conoscevo la parola sexilio, non la si usava proprio, eppure il fenomeno mi era chiaro. Lo vedevo tutti i giorni nel mio posto di lavoro, tra le persone colleghe — soprattutto italiane, erano quelle con cui lavoravo — e le amiche che avevano lasciato l’Italia anche per vivere più serenamente la loro queerness.
Barcellona è da anni una delle città europee più scelte dalle persone LGBTQIA+ che emigrano dall’Italia: questo, a prescindere dal nome che vogliamo dare al fenomeno, mi ricorda quanto sia importante raccogliere dati, capire le traiettorie, prendere spunto dai fenomeni geograficamente vicini per fare pressione politica anche nel nostro Paese.
Secondo la Rainbow Map 2025 di ILGA-Europe, l’Italia è al 35º posto su 49 Paesi europei in termini di diritti LGBTQIA+, con un punteggio del 24,41%. Il punteggio basso è legato soprattutto all’assenza di leggi nazionali che tutelino in modo strutturale le famiglie omogenitoriali, le persone trans e intersex, e che contrastino efficacemente la violenza e le discriminazioni.

Se vuoi continuiamo a parlarne nei commenti:
Storie di sexilio da vedere
Di questi tempi il cinema e la produzione televisiva spagnola mi danno molte gioie con storie reali e realistiche, profonde e non stereotipate. Molte le vorrei tanto (ma tanto!) vedere distribuite anche in Italia — o almeno prese come ispirazione per affrontare temi che da noi sono ancora troppo di nicchia.
Il sexilio è un tema che emerge spesso sugli schermi, anche se non lo si chiama così. Qui ti lascio tre consigli di prodotti recenti che ne parlano:
Maricón Perdido (2021)
Creata e scritta da Bob Pop, scrittore e autore radiofonico e teatrale, Maricón Perdido è la mini-serie liberamente ispirata alla sua vita: divertente, tenera, spesso cruda e spiazzante. Roberto viene da un paese di provincia, è gay e ha avuto una vita piena di svolte e sorprese. Lo conosciamo per la prima volta negli anni ‘80, quando è un adolescente bullizzato, appassionato di musical, con un padre aggressivo e una madre iper-protettiva e giudicante. Lo vediamo quando molla la famiglia per trasferirsi a studiare a Madrid e abbracciare il periodo della libertà e della scoperta, ma anche dell’omofobia e della disabilità. E arriviamo con lui fino al presente, quando diventa lo scrittore che aveva sognato di essere fin da ragazzo.
Muy lejos (2025)
Anche il regista Gerard Oms si ispira alla sua storia personale per Muy lejos, altro film che racconta il sexilio di un millennial da Barcellona a Utrecht. Sergio, il protagonista, non pensava in realtà di emigrare in Olanda: è arrivato lì con il suo gruppo di ultrà per seguire una partita di calcio. Ma poco prima della partenza ha un attacco di panico e, per un motivo che inizialmente non capiamo, decide di rimanere e posticipare il ritorno in Catalogna. Incapace di dare una spiegazione coerente alla sua famiglia, interrompe ogni contatto con il suo passato. Da quel momento dovrà sopravvivere con pochi soldi e senza conoscere la lingua locale, ma inizierà anche un viaggio di ascolto interiore e di comprensione della sua sessualità.
Maspalomas (2025)
Questo film di José Mari Goenaga e Aitor Arregi parla di un ritorno obbligato dal sexilio. Protagonista è Vicente, un uomo gay di 75 anni che vive nella località canaria di Maspalomas. Sono 25 anni che si è trasferito alle Canarie dopo aver fatto coming out e aver divorziato dalla sua ex-moglie. Ora, dopo due decenni di vita libera e soddisfacente, ha un grave problema di salute e si ritrova a dover entrare in una casa di assistenza per persone grandi nella sua originaria San Sebastián, nei Paesi Baschi. Una storia intensa e un punto di vista che si racconta poco: quello delle persone LGBTQIA+ di età alta e del loro “ritorno nell’armadio”, realtà purtroppo ancora frequente.
Tutti maschi? Sì, lo riconosco, sono tutti film con protagonisti maschili. Sono ancora poche le rappresentazioni del sexilio con protagoniste femminili o dissidenti rispetto al genere (anche se la miniserie Veneno potrebbe in effetti rientrare nella categoria). Credo si debba al fatto che il mondo della regia cinematografica spagnola con prospettiva LGBT+ sia presidiata soprattutto da uomini gay (Almodóvar, Pons, Ambrossi e Calvo, o Amenábar, per citare i più famosi).
Due storie di sexilio da leggere
Ho pensato a quali romanzi avessi letto che includono il tema del sexilio e mi sono venuti subito in mente questi due:
Le cattive, di Camila Sosa Villada, tradotto da Giulia Zavagna per SUR (2021). Il romanzo che ha fatto scoprire Sosa Villada in Italia è la storia ispirata alla sua stessa vita: Camila è una travesti ripudiata dalla sua famiglia che abbandona il suo paese natale, arriva a Córdoba e si unisce alle “cattive”, le prostitute trans di Parco Sarmiento. A lei avevo dedicato anche una delle Ojalá sulla bibliodiversità.
Stone Butch Blues, di Leslie Feinberg, tradotto da Bea Gusmano e Matu D’Epifanio per Asterisco Edizioni in seconda edizione italiana (2024). Protagonista è Jess Goldberg, una donna lesbica butch — cioè dall’espressione di genere mascolina, per dirla brevissima — che nasce negli anni ‘40 in una famiglia della classe operaia del nord degli Stati Uniti. Il romanzo, ispirato a molti eventi della vita di Feinberg, è un viaggio insieme a Jess nella seconda metà del XIX secolo, tra cultura lesbica, violenza poliziesca e presa di consapevolezza della propria identità di genere. Un vero libro di culto per la comunità queer, che merita di essere conosciuto da chiunque. Nel 2012, poco prima di morire e dopo una battaglia legale, Feinberg ha recuperato la proprietà dei diritti del libro perché voleva renderlo gratuito e accessibile ai «movimenti rivoluzionari e anticapitalisti per la giustizia sociale ed economica che mi hanno dato tanto nella vita».
Per questo lo puoi anche scaricare gratuitamente in pdf dal sito della casa editrice.
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Una visione e due letture per commemorare il 1 dicembre
In occasione di questo 1 dicembre, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, il mio pensiero va a Romería, un film che ho visto il mese scorso.
Romería (2025)

L’ultimo film della registra catalana Carla Simón è una narrazione delicata e al tempo stesso lancinante di uno dei fenomeni sociali più duri della storia recente spagnola: l’epidemia di AIDS tra gli anni ‘80 e ‘90.
Carla Simón è rimasta orfana a sei anni, quando sia sua madre che suo padre sono morti di AIDS. Se con il suo primo acclamatissimo film Estiu 1993 raccontava una parte della sua infanzia, con Romería prosegue la narrazione autobiografica.
Marina, la protagonista del film, è una ventenne che un’estate decide di andare in Galizia per incontrare per la prima volta la famiglia del padre biologico, morto di AIDS negli anni ‘90. Marina non l’ha mai conosciuto ma, accompagnata anche dal diario che sua madre aveva scritto durante la storia d’amore con lui, riesce a ricostruire le pagine cancellate della sua storia. Lo fa affrontando con coraggio anche la borghese e ipocrita famiglia dei nonni paterni, che aveva in tutti i modi cercato di insabbiare la verità su suo padre per non veder macchiata la reputazione familiare.
Un anno fa scrivevo dell’importanza di sentirci tutte persone “sierocoinvolte”:
Sierocoinvoltə. La rivoluzione sessuale riparte dall’HIV è il pamphlet rosa shocking edito da Eris Edizioni e scritto da tredici persone che collaborano con il collettivo di ARTivist* Conigli Bianchi e l’associazione PrEPin Italia.
Lo consiglio di nuovo perché contiene la polifonia di voci che avrei voluto poter ascoltare quando la mia educazione sessuale si nutriva ancora di senso di colpa e paura. Ma anche quando, molti anni più tardi, pensavo di conoscere tutte le informazioni importanti per praticare “sesso sicuro” e invece me ne mancavano decine. Tra queste, anche, le informazioni per smontare il mito del “sesso sicuro” e abbracciare l’idea del safer sex, il sesso sufficientemente sicuro: tutti i comportamenti sessuali che abbassano il rischio di trasmissione di HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili. Un concetto che vale per persone di qualsiasi genere e orientamento sessuo-affettivo.
📚 Per continuare a discuterne
Una bella notizia scoperta grazie alla newsletter di ILGA Europe: il 25 novembre la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli Stati membri hanno l’obbligo di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso genere contratti in altri Stati membri. In questo modo si garantisce alle coppie dello stesso genere che formano legalmente una famiglia in uno Stato membro di proseguire il loro progetto nello Stato membro di origine o in qualsiasi altro Stato membro dell’UE.
HIV e guerra: vulnerabilità e diritti negati, un long form di Matassa, la newsletter della giornalista Leila Belhadj Mohamed.
Una delle più recenti situazioni di sexilio transfrontaliero, cioè da un Paese all’altro, è quella che sta interessando centinaia di persone trans che lasciano gli Stati Uniti per sfuggire ai provvedimenti transfobi del governo Trump (in spagnolo, da El País).
Quest’estate, sempre El País ha raccontato storie di persone sexiliadas in Spagna che hanno chiesto asilo fuggendo da Paesi in cui essere dissidente sessuale — per orientamento o identità di genere — è ancora un grande pericolo.
Un memo, grazie al Brescia Checkpoint e ai centri di volontari sparsi per l’Italia che fanno informazione e prestano assistenza per la salute sessuale di tutte le persone (ogni giorno, non solo oggi):
Per oggi chiudo qui, ci rileggiamo tra due settimane (il prossimo lunedì faccio ponte)!
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice









Anche questi consigli cineasti sono policulturali: da "Parenti Serpenti" a "Muy Lejos", che varietá 🤭🤩
Comunque, diciamolo insieme va che non si sa mai: dita incrociate per il futuro de Los Javis 🤞🤞🤞
Sempre grazie per le cose che scrivi <3
comunque, "sessilio" va bene come traduzione italiana, no?
(mi segno subitissimo "maricon perdido" che ha un titolo straordinario)