#122 Progetti lenti e silenzi
Una chiusura d'anno che si sofferma sui rifiuti e sui silenzi incassati negli ultimi mesi: uno dei rovesci della medaglia quando si scrive tanto.
Ciao! L’ultimo episodio di Ojalá era dedicato a Baya Mahieddine, nata Fátima Haddad: pittrice algerina che non la mandò a dire a grandi della pittura come Matisse e Picasso. La settimana prima ho scritto un episodio fatto di mescolanze e critica anti-abilista.
In questo episodio:
Il resoconto annuale di uno scrittore che non ha nulla di cui vantarsi mi ha ricordato i rifiuti e i silenzi incassati nel 2025.
Quest’anno ho scritto molto, come mai prima d’ora.
E ho aperto la biblioteca digitale di Ojalá, spazio di condivisione ma anche di autopreservazione.
I tre episodi di Ojalá più letti del 2025: ageismo, meraviglie della traduzione e ipernormalizzazione.
Una piccola lista di consigli per assaporare il web con lentezza.
(La foto della copertina su Substack è di Jens Peter Olesen su Unsplash.)
Qualche settimana fa mi sono imbattuta per la prima volta nella newsletter dello scrittore messicano Daniel Saldaña París. Uno degli ultimi episodi si intitola Recuento anual. Y fracasos offline, cioè “Resoconto annuale. E insuccessi offline”. Ti invito a leggere l’intero pezzo: è in spagnolo, ma il traduttore del browser dovrebbe fare un lavoro discreto. Intanto traduco qui l’incipit perché ha avuto il benefico potere di rilassarmi:
Quest’anno, come ogni anno, ho fatto domanda per diverse borse di studio, residenze di scrittura e concorsi letterari. Non ne ho vinto nessuno. Tre o quattro riviste statunitensi mi hanno invitato a inviare dei racconti per una valutazione; glieli ho inviati e poco dopo mi hanno scritto per dirmi che non gli erano piaciuti. Ho anche ricevuto lettere di rifiuto da un altro paio di riviste a cui avevo inviato dei testi di mia iniziativa.
Ho pubblicato un romanzo, però. Con la mia casa editrice preferita. Non è entrato in nessuna lista dei migliori libri dell’anno e non ha ricevuto recensioni entusiastiche da nessun media importante.
[…] Scrivo tutto questo perché i social media sono il regno ingannevole dei successi, dove ci vantiamo solo delle buone notizie e nascondiamo quelle cattive sotto il tappeto. Ma la letteratura non funziona come i social media. La letteratura è scritta più con gli insuccessi che con i successi.
Una sfilza di silenzi
Quest’anno ho incassato diversi rifiuti e una sfilza di silenzi. Ne sono arrivati tanti anche perché ho scritto, e mi sono esposta, come mai prima d’ora. Ho inviato proposte per due libri che vorrei tanto tradurre dallo spagnolo, ma per ora non ho ricevuto risposte positive. Ho scritto dei testi su invito, ma alla fine non sono stati pubblicati. Ho finalmente avviato due miei lentissimi progetti di scrittura, narrativa e saggistica, che mi accompagneranno nei mesi a venire. E che, lo so già, mi faranno cadere e sbucciare le ginocchia come quando giocavo a pallavolo e la pelle bruciava a ogni strisciata sulla gomma del campo da gioco.
Ojalá è il terreno più visibile della mia scrittura, quello in cui pianto i pensieri e li condivido una volta maturi. Ma dietro le parole che ti sono arrivate ogni lunedì ce ne sono migliaia di altre, molte delle quali probabilmente non vedranno la luce né su Substack né su altri social: ho bisogno di altri canali, altre modalità di espressione, e li andrò a cercare. Sono pronta a impilare tentativi e insuccessi. Intanto celebro le cose non riuscite, come scrive anche Sara Mostaccio nella sua ultima Kalò Dromo, in una bella e casuale similitudine di argomenti.
Per il momento non ho nuovi progetti per il 2026 legati a questa newsletter, se non continuare a scriverla. Ricca e generosa come la conosci. Dopo quasi cinque anni, Ojalá continua a essere il progetto di scrittura pubblica più soddisfacente che curo. Per questo sono molto riconoscente alle persone che la sostengono: grazie a chi lo fa dagli inizi (cosa che non smette di entusiasmarmi) e a tutte le altre, più di settanta, che si sono aggiunte nel 2025 con l’apertura della biblioteca digitale.
Biblioteca, condivisione e auto-preservazione
Il prossimo marzo la biblioteca digitale di Ojalá compirà un anno. È uno spazio in divenire, pieno di scaffali che ordino con divertimento e lentezza.
Lentezza, sì, non mi imbarazza dirlo.
Lentezza perché, a parte il prezioso supporto tecnico della mia partner in creativity Claudia Di Dio, la biblioteca è uno spazio che curo da sola, facendo lo slalom tra le decine di altre incombenze che la libera professione mi porta a dover considerare.
Continuerò a riempirne gli scaffali per spirito di condivisione, ma anche come gesto di autopreservazione. Il 2025 è stato un (altro) anno socialmente denso, sia dal punto di vista geopolitico che tecnologico. Non sono sicura che Ojalá continuerà a risiedere su Substack nel lungo periodo. Anche in questo senso mi considero una migrante, una “migrante del tech”: una che ama sperimentare nuovi territori digitali ed eventualmente lasciarli per nuovi lidi. Una che rifugge la gentrificazione, pure sul web. Sto divagando, ma la butto lì.
Quello che volevo dire è che la biblioteca digitale di Ojalá è uno spazio che nasce anche per tornare a possedere tutto quello che scrivo. Vive dentro il mio sito web, quello per cui pago un hosting: gli articoli che contiene sono miei, di nessun’altra piattaforma. Al giorno d’oggi anche questo è un atto di resistenza digitale che mi tengo stretto.
(E se il tema di “riprenderci Internet” ti interessa, il Carusello di Eleonora C. Caruso è il posto in cui fermarti a leggere e raccogliere ispirazioni.)
I più letti del 2025
Sono molto contenta degli episodi di Ojalá che ho scritto quest’anno. Come a volte accade, però, non sempre i pezzi che per me sono stati più importanti — cioè i più rimuginati, sentiti o complessi da scrivere — sono stati poi quelli ricevuti meglio.
Da questo punto di vista, le statistiche 2025 parlano chiaro: gli episodi di Ojalá accolti con maggior entusiasmo ruotano intorno al tema dell’ageismo, delle meraviglie della traduzione e della fatica dei tempi, digitali e non, che stiamo vivendo.
“Invecchiare libere” iniziava con la performance della cantante catalana Rigoberta Bandini, che all’ultimo Benidorm Fest ha sfidato l’ageismo con una band di donne di età alta. Questo è stato l’episodio perfetto per parlare della campagna Ageism is never in style.
Curiosamente, quest’anno l’ageismo è stato anche il tema che ha acceso la maggior parte delle conversazioni durante le mie formazioni aziendali. Grazie in particolare a Parole O_Stili per aver accolto la mia proposta di formazione sull’intersezione tra linguaggi con prospettive di genere e di età nei luoghi di lavoro.
“Non lo so tradurre, ma esiste” è stato uno degli episodi di Ojalá dedicati alle parole per condividere il dolore ai tempi del genocidio palestinese. Alcune di queste parole — come le cinque protagoniste di questo pezzo — sono intraducibili in italiano. Una caratteristica che mi ha incantato e allo stesso tempo amareggiato nella sua ineffabilità.
E infine: “Cosa caspita sto guardando?” è il titolo di Ojalá numero 101 ma anche la domanda silente che mi sono fatta più spesso, presa dalla ipernormalizzazione del dolore e della tragedia in diretta streaming. Un pezzo sull’affanno tra scrolling senza senso, crisi del linguaggio e della comprensione.
Ti va di dirmi quale episodio di Ojalá ha lasciato un segno, quest’anno?
Grazie in ogni caso per essere qui. 💜
📚 Lentezza da assaporare
Sono sempre più sensibile al rumore e recalcitrante a vivere in affanno, anche sul web.

L’ultima lista di consigli dell’anno raccoglie strumenti e siti web che nel 2025 mi hanno aiutata a lenire la sensazione di urgenza digitale:
Unbias The News è il mio luogo di calma per leggere notizie lente e globali sulla giustizia sociale.
Grazie al consiglio apparso su Flecha, la popolare newsletter dell’autrice spagnola Carmen Pacheco, mi sto godendo i video ASMR del Victoria and Albert Museum di Londra.
Mi sembra incredibile, eppure ci sono ancora un sacco di persone che amano leggere e non conoscono MLOL, la piattaforma di prestito digitale che raccoglie i testi di tante biblioteche italiane. Se hai già la tessera di una biblioteca italiana che aderisce al sistema MLOL, puoi accedere subito al catalogo digitale dei loro libri. Sul sito trovi anche molte risorse in libera consultazione, slegate dal sistema bibliotecario.
Di solito preferisco non sponsorizzare i prodotti Google, ma se anche tu ami l’arte consiglio almeno un giro tra gli archivi di Google Arts and Culture. Per un progetto bellissimo a cui ho lavorato a inizio anno, mi sono poi appassionata a The Descent of the Serpent, un videogioco creato in collaborazione con il Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.
Obsidian è diventato il mio spazio preferito per scrivere da cellulare quando sono in giro. Si tratta di un’app di note apparentemente semplice che — a seconda di come la usi — puoi trasformare nella tua personale mappa di pensiero o base dati. Tutto quello che scrivo è di mia proprietà e sempre accessibile, anche offline. Tra i suoi aspetti più interessanti, poi, ci sono l’attenzione alla privacy e il formato aperto dei file.
⏸️ Se apprezzi il mio lavoro e leggi con interesse Ojalá, hai mai pensato di sostenerla economicamente? Con 40 euro sostieni questo progetto per dodici mesi: in cambio hai accesso alla mia biblioteca digitale con le risorse che alimentano Ojalá.
Per oggi chiudo qui. Ti auguro un’ultima settimana del 2025 riposante e serena. Io, perlomeno, vorrei che la mia lo fosse. Ci rileggiamo presto!
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Rispondi a questa email o scrivimi su ojala [at] aliceorru.me 📧
Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
Se ormai conosci Ojalá e apprezzi il mio lavoro, dai un’occhiata al piano a pagamento: con 40 euro sostieni questo progetto per un anno intero e hai accesso a tutte le risorse originali, passate e presenti, che condivido.
Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice






Grazie per la tua newsletter, per la tua generosità e le tante ispirazioni. Sto facendo anch'io la conta dei “no”, e sono tanti. È tutto lavoro non pagato e che non verrà mai pagato. Ma è lavoro. Questi “no” mi stanno facendo capire che ho bisogno anch'io di disintermediare, di stare in spazi miei, di avere relazioni più dirette e forti con alcune persone, le mie. Ho bisogno di occuparmi di quello che mi appassiona, di sistematizzare i miei strumenti e renderli utilizzabili magari da altre persone oltre a me. E anch'io ho progetti di traduzione e di narrativa, come sai. Le nostre strade si incrociano come capita spesso, e ti dico anche un'altra cosa: sto facendo un percorso di coaching e alla domanda “Chi sono le tue ispirazioni professionali?” ho risposto te, senza esitazione. Non porterà soldi questa cosa, o lavoro, ma sei un punto di riferimento per me, e credo anche per tante altre persone, per il tuo modo di lavorare, per la tua integrità e la tua onestà. 💜
Grazie per la segnalazione! Il tuo modo di curare questa newsletter è quello ideale, per me (。・ω・。)ノ♡