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Avatar di Caterina Ferrara

E proprio oggi mi trovo "a casa" della poetessa a Cracovia, e un ricordo di Facebook mi porta la sua poesia, che parla delle frontiere, e mentre mangio tabouleh in Polonia arriva la tua newsletter.

Salmo (W. Szymborska)

Oh, come sono permeabili le frontiere umane!

quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,

quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,

quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui

con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano

che si posano sulla sbarra abbassata?

Foss’anche un passero-la sua coda è già all’estero,

benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,

che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere

non si sente tenuta a rispondere alle domande “ Da dove? ” e “ Dove? ”

Oh , afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,

su tutti i continenti!

Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta

contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?

E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,

viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare di un qualche ordine,

se non è nemmeno possibile scostare le stelle

e sapere per chi brilla ciascuna?

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!

E la polvere che si posa su tutta la steppa,

come se non fosse affatto divisa a metà!

E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:

quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.

Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

Avatar di Alice Orrù

Meraviglia, grazie mille Caterina!

Avatar di Alice Orrù

La più bella del nostro piccolo reame!

Avatar di Marina Tiradritti

Alice dentro le tue righe intuisco sentimenti molto forti e totalmente condivisibili, un senso umanità profondo che dovrebbe accomunarci tutti di fronte a certe notizie che irrompono nelle nostre case comode, o quanto meno sicure, nelle nostre vite di lavoro, impegni, figli, vacanze, mutui, spese del sabato pomeriggio, scrolling e abbonamenti alle piattaforme streaming. Vite che, ne sono abbastanza convinta, non ci permettono neanche di immaginare cosa significhi decidere di affrontare il mare animati da una cosa sola, peraltro incerta e fragile: la speranza. E c'è una cosa che mi ha toccato moltissimo di quello che hai scritto: i migranti prima di essere un problema sono persone. È esattamente quello che ho pensato e che penso ogni volta che vedo immagini come quelle di Ceuta. Tanti, tantissimi occhi, bocche, mani, braccia, gambe. Tanti, tantissimi esseri umani, storie, famiglie, affetti, sofferenze, addii, ricordi, sogni, bisogni. Noi che siamo dalla parte "giusta" del mondo perchè il destino ha voluto così, non abbiamo meriti speciali per questo, esattamente come i migranti non hanno colpe per tutto quello da cui scappano. Ma fintanto che continueremo a disumanizzarli a uso e consumo di una politica becera che si ingrassa di consensi costruiti sulla paura dell'uomo nero, andremo avanti a vedere lo scempio manichini in divisa militare con i mitra spianati contro un nemico pericoloso come la carta velina. Un abbraccio

Avatar di Alice Orrù

Il fatto di essere nate in una parte del mondo grandemente privilegiata ci impedisce di capire a fondo tantissimi aspetti delle migrazioni: possiamo almeno provarci, ascoltare, cercare di empatizzare per quanto possibile. Per farlo, però, c'è soprattutto bisogno dell'impegno consapevole di chi lavora con le parole e con l'informazione; sono convinta che il sistema informativo abbia una grande parte di responsabilità nel veicolare certi immaginari, e purtroppo vediamo continuamente le conseguenze della cattiva comunicazione sul tema.

Grazie per il tuo commento, Marina.