#50 Siamo intense? Sì. E cosa c'è di male?
Di conversazioni scomode, fatica emotiva e terreni di esperienza pratica condivisa.

In questo numero:
Conversazioni complicate con persone care.
Credevo di essere una buona comunicatrice, visto il mio lavoro, e invece faccio una fatica enorme e spesso pure cilecca.
Comunicare bene le proprie emozioni è duro. Lo diceva anche bell hooks, soprattutto inTutto sull’amore. Nuove visioni
Una molestia sul lavoro e il saggio di hook mi aiuta ancora una volta.
Essere intense e rivendicarlo: la lettura di Intensas, di Ana Requena Aguilar.
Altre folle rumorose e letture scapigliate che popolano questi tempi.
Per diverse vicissitudini personali, in questo periodo mi sto ritrovando a intavolare conversazioni complicate con persone care.
Sono quelle conversazioni che quando ci penso la gola si ingrossa, il petto si appesantisce e vorrei trasformarmi in struzza, così:
Sono quelle conversazioni che dentro hanno — a scelta — dolore, paura della morte, trasformazioni dagli esiti incerti, epifanie che fanno rileggere il passato in modi nuovi, accettazione di cose che non potranno cambiare mai.
(Che primo semestre intenso, 2023. Grazie, eh.)
E in questo contesto io, che credevo di essere una buona comunicatrice non solo a livello professionale ma anche privato, faccio una fatica enorme e spesso pure cilecca.
Promuovere i benefici di una comunicazione chiara, rispettosa, accessibile è il mio lavoro. Ho letto innumerevoli saggi, fatto corsi, scritto pagine e pagine per esercitarmi con la scrittura efficace. Ho scritto un manuale sulla scrittura inclusiva. Ho formato non so più quante persone sulla scrittura accessibile. Credo, e me lo hanno confermato spesso, di fare bene il mio lavoro.
Scrivere testi rivolti a un pubblico eterogeneo per descrivere le qualità di un prodotto o di un servizio è, tutto sommato, una cosa che con la pratica si può perfezionare.
Si possono studiare la teoria delle emozioni, gli archetipi letterari, le norme redazionali, i principi di scrittura accessibile o quelli per scegliere le parole giuste a seconda del pubblico di riferimento.
Si può imparare a scrivere bene, scegliere le parole con calma, sfogliare il dizionario delle collocazioni, quello dei sinonimi e contrari, pensare a parafrasi più convincenti.
E poi capita che, di fronte alla vita che cambia e spariglia le carte, tutte le nozioni conosciute di comunicazione efficace traballano in uno sforzo strenuo di rimanere in piedi fino alla fine del discorso.
Comunicare bene le proprie emozioni è duro
Mi stupisco, come se me ne rendessi conto solo ora per la prima volta: la comunicazione trasparente costa fatica. Comunicare le emozioni, vocalizzarle, e dare loro forma intellegibile e produttiva costa fatica.
Dove si incagliano le parole quando i discorsi si fanno difficili?
Quanti respiri ci vogliono prima di dire le cose come stanno?
Come si scelgono le parole affinché raccontino le emozioni in modo preciso, vero, onesto, ma non suonino spigolose o spietate?
Chi ci insegna a fare questo sforzo comunicativo con le persone che amiamo?
Amare meglio
Scrive bell hooks in Tutto sull’amore. Nuove visioni (Il Saggiatore, nuova edizione del 2022 tradotta e curata da Maria Nadotti):
Immaginate quanto sarebbe più semplice imparare ad amare se partissimo da una definizione condivisa.
Il lemma love, che nella lingua inglese è sia un nome sia un verbo, è generalmente considerato un sostantivo, eppure tutti i teorici che con maggior perspicacia si sono occupati della materia riconoscono che tutti noi ameremmo meglio se lo usassimo come verbo: non «amore» bensì «amare».
Ho cercato per anni una definizione sensata della parola «amore» e ho provato un profondo sollievo quando ne ho trovata una in Voglia di bene, l’ormai classico manuale di auto-aiuto dello psichiatra M. Scott Peck, la cui prima edizione statunitense è del 1978.
[…] L’autore definisce l’amore come «volontà di estendere il proprio sé al fine di favorire la crescita spirituale propria o di un’altra persona». E prosegue: «L’amore sta nei gesti e nei comportamenti attraverso cui si esprime. L’amore è un atto di volontà; più precisamente, è al contempo un’intenzione e un’azione. La volontà implica anche una scelta. Non siamo costretti ad amare. Scegliamo di farlo.» (pag. 28)[…] Cominciare a considerare sempre l’amore come un’azione piuttosto che come un sentimento è un modo, per chiunque utilizzi la parola in questa forma, di assumersene automaticamente la responsabilità.
[…] Se ricordassimo sempre che l’amore è ciò che l’amore fa, non useremmo il termine in modo da svilirne e degradarne il significato. Quando amiamo, esprimiamo apertamente e onestamente cura, affetto, responsabilità, rispetto, impegno e fiducia.
(pag. 36)
Poco tempo fa sono stata molestata verbalmente durante un impegno di lavoro.
Non è stata certo la prima volta e mi sento di dire che, con tutta probabilità e con il carico di sfiducia empirica che ormai mi porto dietro, non sarà nemmeno l’ultima.



