#126 E quindi?
Perché i diritti esistono per essere garantiti, non per rallegrarsi quando vengono negati.
Ciao!
L’ultimo episodio di Ojalá era dedicato ai discorsi d’odio nei confronti di chi lavora nella meteorologia o fa divulgazione sul cambio climatico. Due settimane fa invece ho parlato di nuovo di quella parola con la i (no, non inclusione, ma intersezionalità).
In questo episodio:
Mi ha incuriosita la lunga fila che ho visto di fronte al consolato pakistano a Barcellona. Sta diventando il simbolo di un provvedimento molto atteso del governo spagnolo in materia di politica migratoria.
Finalmente è stata approvata: la grande regolarizzazione e la corsa a smentire le bufale da parte dei media spagnoli.
Bufale che, surprise surprise!, sono quasi tutte di matrice razzista.
La paura che ci fa l’immigrazione, una supremazia razzista dura a estinguersi.
Ricordando la campagna Te cedo mi voto, più altre letture che aprono mondi.
Il pezzetto lento di web di oggi ce lo regalano le costellazioni del National Museum of African American History and Culture di Washington.
Sabato scorso ho aiutato un’amica a traslocare da un barrio all’altro di Barcellona. Verso le nove di sera siamo passate di fronte al consolato pakistano in Avinguda de Sarriá, davanti al quale sostavano decine di persone in fila.
Ti confesso che la mia prima reazione è stata di invidia: un consolato aperto alle nove di sera, che forte! (Non ho mai dedicato un numero di Ojalá all’inefficienza del consolato italiano a Barcellona: il giorno in cui lo scriverò inquadrerai meglio questo mio sentimento.)
È bastata una rapida ricerca sul web per capire che quella lunga fila era già notizia in molti media spagnoli. Altro non era che un’apertura eccezionale del consolato per far fronte all’incremento delle pratiche: il 27 gennaio, infatti, il governo ha annunciato la regolarizzazione straordinaria di 500.000 persone (di ogni nazionalità) che vivono in Spagna senza documentazione legale. Una notizia che, come potrai immaginare, sta movimentando non poco la politica spagnola e il dibattito pubblico.
La grande regolarizzazione
Oh, finalmente!, ho pensato al momento dell’annuncio: migliaia di persone potranno finalmente godere di più tutele — sanitarie, educative, abitative e finanziarie — e uscire dalle spire dell’economia sommersa. Vivere, in sostanza un po’ più serenamente. Ci volevo una significativa buona notizia in coda a questo gennaio apestoso e oscuro.
Non è la prima volta che la Spagna regolarizza in via straordinaria le persone in attesa di sistemare legalmente il proprio status migratorio: dagli anni ‘80 ci sono stati sei processi di questo tipo, quattro con governi socialisti e due con il Partito Popolare (il principale partito di destra) al potere.
L’ultima volta, però, risaliva al 2005, più di vent’anni fa. E infatti il traguardo che abbiamo celebrato in questi giorni è frutto soprattutto del lungo e incessante lavoro del collettivo migrante e antirazzista Regularización Ya.
Potranno beneficiare della regolarizzazione le persone in situazione irregolare e le richiedenti asilo che dimostrino di risiedere in Spagna da più di cinque mesi continuativi e da prima del 31 dicembre 2025.
Per dimostrarlo potranno fornire diversi documenti, come certificati di residenza, referti medici, documenti dei servizi sociali, contratti di affitto o bollette a loro nome.
Altro documento obbligatorio è quello che attesta l’assenza di precedenti penali. Questo è l’unico certificato da richiedere agli uffici consolari del Paese di origine. Ecco perché consolati come il pakistano stanno aprendo le porte fuori orario per far fronte all’affluenza eccezionale generata da questa grande notizia.
Dubito che il consolato pakistano sia l’unico a Barcellona ad affrontare un picco di lavoro in questo momento. Eppure, per qualche motivo che non trovo argomentato nel dettaglio ma su cui ho sospetti che iniziano per R e finiscono per O, giornali e tv si stanno concentrando soprattutto sulla comunità pakistana, che in Catalogna è la settima comunità straniera con circa 59 mila persone (e immagino che in queste settimane ne arriveranno molte anche da altre regioni spagnole).
Smascherare le bufale e il nostro razzismo
Quello che ti ho appena raccontato è solo un aneddoto a cui ho assistito di persona e che si aggiunge a una riflessione fatta la sera del 27 gennaio. Dopo il tg delle 21 è andato in onda l’inserto 3CATInfo Verifica, il servizio di fact-checking della tv catalana. Due giornalisti hanno commentato e smentito le bufale che avevano iniziato a girare nelle ore successive all’annuncio della regolarizzazione.
L’ho guardato con interesse e piacevole sorpresa: che goduria quando le fake news vengono smentite in prima serata!
Quella sera, e nei giorni a venire, i principali mezzi di informazione spagnoli si sono affrettati a segnalare le bufale sulla procedura di regolarizzazione. Quasi tutte le notizie smentite hanno a che fare — surprise surprise! — con preoccupazioni di stampo razzista.
E allora abbiamo subito ricevuto rassicurazione sul fatto che le persone regolarizzate non avranno il diritto di voto, non potranno accedere a prestazioni sociali come il reddito minimo garantito, non saranno delinquenti perché dovranno certificare l’assenza di precedenti penali, e che la misura non incoraggerà più persone a immigrare in Spagna, in quanto l’arco temporale di validità della regolarizzazione è troppo ristretto.
“Tranquilli, non avranno il diritto di voto”
Quando si parla di immigrazione è come se l’opinione pubblica mainstream andasse in tilt, in un cortocircuito attivato dal timore collettivo di concedere diritti a chi non li ha.
Panico, panico, invasione!
Ci è voluto poco perché sui media si assestasse questa postura rassicurante, un cauto ma deciso movimento a tranquillizzare la popolazione presumibilmente allarmata da una misura in controtendenza, in un momento storico così ostile verso le persone migranti — dentro e fuori i confini iberici.
💡 Se ti interessa approfondire, c’è un pezzo di Maldita.es, che ho citato anche la scorsa settimana per il suo egregio lavoro di smentita di fake news, che spiega bene le origini delle notizie false che stanno girando di più.
Scrive sul suo profilo Instagram Safia El Aaddam, scrittrice e attivista spagnola di origini amazigh, nonché creatrice della campagna Votar es un privilegio di cui ho parlato altre volte su Ojalá:
Dagli autori di “tranquilli, non ricevono aiuti perché sono immigrati senza documenti” o “ci pagheranno le pensioni, abbiamo bisogno di loro” arriva ora il “tranquilli, non possono votare con il NIE1, è una bufala”.
Questi discorsi razzisti, lanciati dal presunto progressismo, distruggono anni di lavoro di coloro che da tempo denunciano una cosa molto semplice: votare è un diritto. E oggi milioni di migranti, e persino figli e figlie di migranti, ne sono privi.
Smettete di “smentire le bufale” come se fosse sufficiente, iniziate a rivendicare i diritti. E a rispondere con un “e quindi?”.
E quindi, cosa succede se ricevono aiuti? E quindi, cosa succede se votano? E quindi, cosa succede se hanno dei diritti? Dovrebbero averli. NON AVERLI è supremazia razzista.
Di migrazione e campagne per cedere il privilegio del voto avevo scritto, partendo dalla mia esperienza di “voto a metà” in Catalogna, in questo numero di Ojalá:
Un pezzetto di web da recuperare 🎁
Continuo con la missione di dedicare pezzetti del mio tempo ad angoli di web lenti, che aiutano a lenire la sensazione di urgenza digitale.
Le costellazioni del Museo Nazionale di Storia e Cultura Afroamericana
Il National Museum of African American History and Culture di Washington ha una collezione digitale meravigliosa che si chiama Searchable Museum. Stavo cercando iniziative legate al Black History Month che si celebra ogni febbraio, e ho trovato il progetto Constellations:
Ogni oggetto della collezione digitale del museo apre una costellazione di storie: un modo felicemente entropico per ripercorrere la storia della comunità afroamericana fino ai giorni nostri.
📖 Da un anno a questa parte, conservo e condivido le risorse più importanti che compaiono su Ojalá nella mia biblioteca digitale: un mini sito web che contiene tutte le guide di scrittura, campagne virtuose, consigli di lettura e di visione che arricchiscono questa newsletter di settimana in settimana.
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📚 Letture che aprono mondi
Josefina Vicens e la pagina come inferno bianco: Rocío aka Sudestada mi ha fatto conoscere una nuova, dimenticata e fortissima, scrittrice messicana.
Pastel de nada, un episodio di Ibérica che consiglio già solo per il titolo: Roberta Cavaglià intervista la fotografa Jamila Baroni a proposito del suo progetto fotografico che ritrae le contraddizioni di Lisbona, soprattutto quelle legate alla crisi abitativa.
Impronte digitali: chi siamo fuori dall’internet?: un episodio di Acqua🌊 di Maria Elena Marras le cui riflessioni, e dubbi, sono molto in sintonia con le mie.
Cinema Fermo Posta: un progetto epistolare di Caterina Iofrida, che consiglia un film in base alle richieste — luminosi spaccati di vita — di chi le scrive.
Suggestioni da Minneapolis è l’ultimo episodio di Quilted Words di Elena Refraschini, grandissima viaggiatrice ed esperta di lingua e cultura degli Stati Uniti: leggendola sono riuscita a unire puntini che mi mancavano sulla attuale centralità del Minnesota nella repressione anti-immigrazione degli USA.
La microenciclopedia delle microaggressioni (in inglese) è una risorsa che tengo sempre sottomano quando preparo corsi sulla comunicazione rispettosa: magari può essere di ispirazione anche per te.
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice
Número de identificación de extranjeros, cioè il codice identificativo, personale e unico, che ogni persona straniera riceve (o dovrebbe ricevere) quando si stabilisce in Spagna. Funziona in modo simile alla carta di identità italiana non valida per l’espatrio.








Grazie mille per avermi citata! Comunque ho profonda ammirazione per il modo in cui il governo spagnolo sta smentendo con i fatti, e in prima serata, le fake news che inventa certa destra che purtroppo conosciamo bene anche in Italia. Fa bene al cuore che ci siano ancora dei posti nel mondo in cui c'è un po' di rispetto per le persone.
Grazie mille per la citazione, Alice! Sono una frana con Substack e me ne ero accorta solo ora, scusami. Grazie 💜