#125 Non è maltempo
è crisi climatica, e ancora troppe persone non vogliono sentirselo dire. Discorsi d'odio, negazionismo, allerte climatiche e doppi standard conditi di antimeridionalismo.
Ciao!
L’ultimo episodio di Ojalá era dedicato a quella parola con la i (no, non inclusione, ma intersezionalità). L’episodio precedente si riassume in una frase: gli USA non sono l’America.
In questo episodio:
Abbiamo ricevuto un’altra allerta meteo dalla Protección Civil: un po’ di contesto sull’ultima settimana in Catalogna.
I discorsi d’odio contro chi lavora in ambito meteorologico: una denuncia della ministra per la Transizione Ecologica spagnola.
E se parlassimo di discorsi dannosi, invece che di discorsi d’odio? Una citazione da un saggio sempre utile di Federico Faloppa.
Rabbia dal margine e doppi standard: qualche pensiero sulla comunicazione mediatica dei danni del ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna.
Un po’ di lentezza da assaporare: la mini serie Mother Nature.
Altre letture per approfondire.
(L’illustrazione in copertina è opera di Alejandro Ortiz per ArtistsForClimate.org.)
Anche martedì scorso, a metà mattina, chi vive nel barcellonese e in zone costiere più a nord ha interrotto repentinamente qualsiasi attività per spegnere il frastornante messaggio di allerta comparso sui cellulari.
Era in arrivo una nuova allerta meteo:

Stavolta l’avviso faceva riferimento alle mareggiate che hanno colpito il litorale e prodotto danni e incidenti, di cui due lungo le linee ferroviarie catalane — uno mortale. La circolazione dei treni di Rodalies de Catalunya1 è rimasta interrotta per cinque giorni, per motivi di sicurezza: sta riprendendo solo stamattina, mentre ti scrivo. In questi giorni di stop ci è stato detto che avremmo dovuto usare le auto — per chi ce l’ha — o gli autobus, che come potrai immaginare non riescono a garantire un servizio sufficiente per permettere a migliaia di persone di raggiungere posti di lavoro o di studio, familiari e ricreativi.
Dalla tragedia dell’alluvione DANA, che a ottobre 2024 uccise più di 200 persone e causò danni indicibili in provincia di Valencia, i centri spagnoli responsabili delle emergenze si sono fatti ancora più prudenti. Capita più spesso di ricevere messaggi di allerta sul cellulare; nel complesso, anche la società spagnola prende più sul serio gli avvisi di allerta rossa che arrivano dall’Agenzia Statale di Meteorologia (AEMET).
Contemporaneamente, però, si sta verificando un preoccupante aumento dei discorsi d’odio sui social network contro AEMET, le persone che lavorano in ambito meteorologico e quelle che fanno divulgazione sul cambio climatico.
Lo ha denunciato la settimana scorsa Sara Aagesen, ministra per la Transizione Ecologica. È un fenomeno che non riguarda solo la Spagna: sta succedendo in molti altri Paesi, inclusa l’Italia.
Lo chiamano anticlimatismo
La denuncia della ministra è accompagnata dai dati di alcuni studi su linguaggio d’odio, disinformazione climatica e anticlimatismo (un neologismo assimilabile al negazionismo climatico).
Uno degli studi viene dal progetto Countering Media Intolerance in Young Audiences (CeMIYA), che tra le altre cose studia i discorsi d’odio su Instagram. Un altro è il report della fondazione Maldita.es, specializzata nello smascheramento di fake news: un’analisi molto interessante sull’impatto che il discredito di AEMET ha sulla fiducia del pubblico verso le allerte durante le situazioni di emergenza.
Maldita segnala che le fake news che screditano il lavoro di AEMET circolano liberamente sui social network senza quasi nessun controllo da parte di Facebook, Instagram, YouTube, TikTok e X. Si legge nel report (che puoi scaricare in pdf da qui):
Solo l’8% delle pubblicazioni contenenti fake news già smentite da Maldita.es ha ottenuto un qualche tipo di etichetta di verifica o contesto aggiuntivo da parte delle piattaforme. Questa percentuale varia a seconda delle piattaforme: oscilla tra il 16,67% di Facebook e lo 0% di TikTok. Anche l’accuratezza delle politiche interne di ciascuna piattaforma nell’affrontare le fake news contro le agenzie meteorologiche è disomogenea.
Le campagne di disinformazione contro AEMET, secondo l’analisi di Maldita.es., hanno un denominatore comune: danneggiare la credibilità e la percezione pubblica dell’agenzia meteorologica. Dice il report:
Queste sono le principali narrazioni individuate:
Screditare l’affidabilità scientifica dell’AEMET: fake news che cercano di presentare l’agenzia come incompetente, imprecisa o incapace di prevedere con precisione fenomeni meteorologici rilevanti.
Manipolazione o alterazione dei dati climatici: fake news che suggeriscono che AEMET falsifichi deliberatamente i dati o modifichi intenzionalmente le soglie necessarie per dichiarare le allerte con l’obiettivo di creare allarme nella popolazione o sostenere determinate agende politiche, come le misure ambientali.
Presunto occultamento o negligenza istituzionale: fake news che insinuano che l’agenzia o il suo personale nascondano informazioni critiche o agiscano con negligenza di fronte a situazioni meteorologiche importanti.
Complicità con processi di manipolazione climatica: contenuti che collegano AEMET a teorie cospirative infondate sulla modifica artificiale del clima, attribuendole un ruolo attivo o complicità in tali pratiche.
Uno dei volti più noti della meteorologia in Spagna, soprattutto dopo la DANA valenciana, è Rubén del Campo, portavoce di AEMET. In una recente intervista per El País afferma che negli ultimi anni si è dovuto abituare agli insulti, alle accuse di menzogna o a chi vorrebbe vederlo in carcere solo per il fatto di divulgare informazioni meteorologiche e collegarle al cambio climatico e al riscaldamento globale.
Del Campo dice di non aver ricevuto minacce di morte come capitato ad altre persone del suo ambito, però accusa l’impatto che queste dinamiche hanno sul suo lavoro e sulla sua salute mentale.
Segnala anche il pattern delle campagne di odio che, come altre colleghe e colleghi, riceve frequentemente: un movimento organizzato con l’obiettivo di seminare dubbi su istituzioni scientifiche e meteorologiche affidabili.
Lo conferma anche Isidro Jímenez, ricercatore della Università Complutense di Madrid che sta studiando i discorsi d’odio su YouTube e TikTok tra la popolazione più giovane. Nella stessa intervista de El País che ho citato prima, Jímenez dice:
Troviamo numerosi schemi che dimostrano, in molti casi, l’esistenza di un movimento organizzato: testi identici che si ripetono, uso di bot per replicare gli stessi messaggi, teorie cospirazioniste ricorrenti, idee negazioniste…
Uno degli schemi più comuni è accusare chi fa informazione sul clima di essere alle dipendenze di una elite che si arricchisce alle spese delle persone che vivono in paesi o zone rurali. […]Lo notiamo anche dal ritmo delle comunicazioni: ci sono giorni in cui all’improvviso compaiono molti più commenti d’odio del solito, è chiaro che dietro c’è un gruppo organizzato.
Nelle interviste a questi meteorologi e ricercatori, compare anche la domanda: cosa si può fare? Si possono perseguire legalmente questi comportamenti? La risposta non è positiva: per ora si può fare poco dal punto di vista legale. Si tratta di fenomeni che nemmeno in Spagna sono ascrivibili a reato e in più non hanno confini geografici.
In più, mi chiedo, sarebbe sufficiente introdurre una pena per contrastare questi fenomeni? Soprattutto in un’epoca come quella che stiamo vivendo, dove tra i centri principali di disinformazione ci sono gli stessi uomini che governano buona parte del mondo?
Discorsi dannosi invece che discorsi d’odio
Mentre leggevo queste interviste, mi è tornato in mente un passaggio di uno dei miei saggi di riferimento quando si parla di discorsi d’odio: #Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole, di Federico Faloppa (UTET, 2020).
A pagina 100, Faloppa scrive:
Fino a che punto la parola può essere considerata un’azione? Dipende, ma non c’è una interpretazione universalmente condivisa […] né sul piano linguistico né, tantomeno, su quello giuridico. La parola offensiva può essere giudicata secondo varie norme, come per esempio — lo abbiamo visto — avviene in Italia, ma in molte democrazie, e a seconda dei casi per la corte di Strasburgo, non può essere criminalizzata, a meno che non inciti direttamente alla violenza. Da qui la definizione “ristretta” di hate speech: quella di incitamento all’odio e alla violenza, appunto.
Tuttavia, la psicologia sociale e la pragmatica linguistica ci dicono che, dal punto di vista delle conseguenze, una parola può da sola far male tanto quanto un’azione. Da qui la proposta della filosofa Mary Kate McGowan di utilizzare harmful speech invece di hate speech, concentrandosi sugli effetti e non sulle cause.
Concentrarsi sugli effetti, non solo sulle cause. Credo che, alla luce dei fatti delle ultime settimane — con la violenza istituzionalizzata che scorre sui nostri schermi e ci esce dagli occhi — forse gli effetti ci sono sempre più chiari. Il punto è come arrivare in cima e spodestare coloro che ne sono la causa primaria.
Rabbia dal margine
Questo episodio di Ojalá è pregno anche della rabbia verso i doppi standard nazionali, quelli che ricordano a noi persone nate tra sud e isole di essere, ancora e ancora, al margine. È un margine disegnato su mappe antiche e dinamiche storiche, eppure ancora forte e radicato.
Le tragiche conseguenze del passaggio del ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna non si sono prese le prime pagine dei giornali nazionali o dei tg. Come ha detto la giornalista Anna Mallamo nella puntata di venerdì scorso di “Tutta la città ne parla” su Radio 3:
Sono tantissimi i luoghi devastati, ci sono immagini incredibili: perché le immagini del sud non riescono a bucare la bolla e sono rimaste confinate nei nostri social, nelle pagine delle volenterosissime testate regionali, perché? Perché questa cosa è stata totalmente ignorata dai media nazionali? Non abbiamo visto nulla nelle homepage dei giornali. So tutto dei guasti all’Air Force One di Donald Trump, so tutto degli occhiali di Macron, […] uno spreco di dettagli, e nemmeno una foto del binario appeso nel nulla sulla Messina-Catania, immagini potenti che qualunque giornale vorrebbe avere e che erano offerte a piene mani sui social.
Ascolto la giornalista, leggo le testimonianze sui social, i messaggi di amiche provenienti dalle zone più colpite, e non mi stupisco. Tristemente, non mi stupisco. È tutto parte del pacchetto antimeridionalista che, tra le altre cose di cui oggi non scriverò, ci riduce a macchiette dei “luoghi del cuore” del turismo continentale ed estero. Quello che in questi giorni è stato molto in pensiero, sì, ma per il destino delle sue prossime vacanze.
Mentre continuo a pensarci su, ti rimando a un episodio dell’anno scorso sulle parole per raccontare i nostri territori “di periferia”, senza esotismi né idealizzazioni:
Un pezzetto di web da recuperare 🎁
Continuo con la missione di dedicare pezzetti del mio tempo ad angoli di web lenti, che aiutano a lenire la sensazione di urgenza digitale.
Mother Nature
Mother Nature è una mini serie in sette episodi prodotta da Earthrise: sette registe raccontano le storie di donne in prima linea nella lotta contro la crisi climatica. Sono storie provenienti da diversi angoli del mondo, potenti distillati di resistenza climatica e immaginazione radicale. Il mio episodio preferito, finora, è quello protagonizzato da Doña Susana Sandoval, una delle ultime chinamperas di Xochimilco, a Città del Messico.
Chinampera significa coltivatrice di chinampas, cioè gli antichissimi giardini e orti coltivati sugli isolotti artificiali nella zona lacustre di Città del Messico, tra Xochimilco e Tláhuac:
📚 Per approfondire
A proposito dei messaggi con cui la Protezione Civile spagnola avvisa delle allerte meteo: ci sarebbe un grosso margine di miglioramento. Helena Feliu, specialista in UX writing e content design, propone una riprogettazione del pop-up che stiamo imparando a conoscere così bene. L’obiettivo, non lo dimentichiamo mai, dovrebbe essere comunicare in modo immediato ma accessibile per chiunque.
Lessico e nuvole è la guida linguistica e scientifica sulle parole del cambio climatico realizzata dall’Università di Torino nel 2020. Ha già sei anni, ma mi sembra ancora un bel glossario da tenere a portata di mano: la puoi scaricare gratuitamente in pdf da Frida, il portale curato da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Torino.
Quando si parla di comunicazione non ostile in Italia è impossibile non citare il grande lavoro di Parole O_Stili, il progetto che dal 2016 promuove la cultura del linguaggio responsabile e con cui anche io collaboro da un annetto come formatrice. Un bel modo per conoscere il loro lavoro e stare al passo con i progetti e gli eventi che organizzano, è Il Megafono Giallo, la loro newsletter settimanale.
Per capire meglio invece la crisi ferroviaria in Catalogna e Spagna, proprio stamattina Victor Serri ha mandato un bel numero della sua newsletter Barcellona chiama Italia: Dai deragliamenti al collasso quotidiano: la crisi silenziosa dei treni in Spagna.
Artists for Climate è il progetto di illustrazioni open source dedicato all’attivismo climatico: un bellissimo catalogo artistico da consultare e usare per le tue pubblicazioni. È parte del progetto open source e non profit The Greats, che accoglie opere in libera licenza d’uso da artisti di tutto il mondo.
📖 Da un anno a questa parte, conservo e condivido le risorse più importanti che compaiono su Ojalá nella mia biblioteca digitale: un mini sito web che contiene tutte le guide di scrittura, campagne virtuose, consigli di lettura e di visione che arricchiscono questa newsletter di settimana in settimana.
Puoi consultarla senza limiti e sostenerla anche tu con un abbonamento annuale a Ojalá: costa 40 euro per 12 mesi.
Per oggi chiudo qui. Vuoi dirmi cosa ne pensi di questa newsletter, propormi una collaborazione o semplicemente mandarmi un saluto?
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice
Rodalies de Catalunya è la rete dei servizi ferroviari che collegano la città di Barcellona con il resto della regione.




Ciao Alice, grazie per questo numero, come sempre molto bello; riguardo alla questione "quanto si è parlato dei danni del ciclone Harry", porto la mia personale testimonianza, da utente dei social che vive in Romagna – perciò in una zona che ha conosciuto la stessa pena, lo stesso disastro. Ecco, mentre l'informazione nazionale era praticamente silenziosa mentre il ciclone si abbatteva su Sicilia, Sardegna e Calabria, le pagine locali meteo della mia zona – regionali, subregionali, cittadine, di persone singole appassionate o che lavorano nei servizi di protezione civile e territoriale – erano aggiornatissime, con post molto seguiti e commentati. C'erano come sempre sia commenti che manifestavano vicinanza, paura, solidarietà, sia i soliti idioti, con dosi varie di negazionismo climatico e antimeridionalismo; ma era stupefacente la distanza fra la circolazione "locale" delle notizie e il totale silenzio dei media nazionali. Poi oh, in Romagna nel 2023 ci sono stati 14 morti, ma il fatto che stavolta gli allerta siano stati presi sul serio e un fenomeno di questa dimensione non abbia fatto vittime, a me pare una notizia da sottolineare, non una scusa per ignorare: purtroppo però in termini di clickbait (e dei nostri bias cognitivi) il pericolo scampato è più facile ignorarlo, anche perché non gli puoi dare una dimensione.
Grazie anche da parte mia! Devo dire con tutta l'ingenuità del caso che, pur terribile, l'idea che dietro un hateful speech nei confronti di chi si occupa di meteo e clima si nascondano gruppi organizzati se non altro mi dà una ragione della sua esistenza. Mi spiego - e con l'occasione faccio pubblicità al mio meteorologo preferito 😍
La mattina, da quando mio figlio fa le elementari, ho la sveglia alle 6.20 e questa cosa mi pesa davvero molto: mi alzo di pessimo umore e l'unica cosa che mi rende tollerabile l'inizio della giornata sono le previsioni meteo del GR regionale delle 7, a cura di Andrea Vuolo. La sua voce pacata mi fa tornare il buon umore: traspare tutto l'amore per il suo lavoro, per la scienza che ci sta dietro e per l'utilità che porta alle persone. Quando ho scoperto che anche lui è periodicamente vittima di insulti ecc non me lo potevo spiegare. Che cosa c'è da insultare? Mica sta dicendo le sue opinioni. È scienza, e almeno entro certo limiti anche parecchio precisa, per quanto coinvolga fenomeni caotici. Ecco, leggendo la tua newsletter mi sono sentita un po' scema per non averci mai pensato, ma almeno ho una spiegazione, per quanto ora mi senta, oltre che ingenua, anche un po' più sconsolata.