#128 Che cosa rimane?
Dopo una settimana impegnativa ma costellata di video rinfrescanti sullo spettacolo latinoamericano all'Halftime Show del Super Bowl.
Ciao!
La settimana scorsa Ojalá si è addentrata in un aspetto della comunicazione cross-culturale: la differenza tra alto e basso contesto. Un episodio nutrito con una notevole scarica di adrenalina musicale. Due settimane fa, invece, mi (e ti) chiedevo: e quindi?.
In questo episodio:
Una Ojalá in versione corta, un po’ affannata ma ancora rinfrancata dall’euforia collettiva post halftime show della settimana scorsa.
Meraviglioso tutto, nostalgia e rivendicazione in primis. Ma dopo lo show, cosa rimane?, si chiede Suiry Sobrino su Pikara Magazine.
Il pezzetto di web da recuperare che consiglio questo lunedì è Queering the Map: un’incantevole cartografia moderna delle vite queer in giro per il mondo.
Letture che aprono mondi, pretendono risposte e si fanno molte belle domande.
(La foto di copertina su Substack è di Guillaume Chabrol su Unsplash.)
Come procede la vita nella tua bolla? Da questa parte del Mediterraneo, gli ultimi sette giorni si sono distinti per una nuova allerta meteo causa vento di burrasca e per un’infinità di meme e video sull’Halftime show di Bad Bunny al Super Bowl (anzi, al Super Tazón 🏆).
Ammetto che questi ultimi mi hanno fatto molto bene e sostanzialmente offerto micro-dosi di benessere in una settimana molto impegnativa. Anche per questo — per la fatica della settimana, dico — Ojalá oggi arriva in una versione corta.
La parte finale dell’Halftime show, con Bad Bunny che elenca a ritmo di reguetón i Paesi del continente americano — ah, l’America! — ha fatto il giro di una buona parte di mondo. Ha anche suscitato una caterva di reazioni video che mi sono divertita molto a guardare: la delusione delle genti del Belize, Paese non nominato da Bad Bunny, l’orgoglio delle genti canadesi — anzi, del Canadá — felici di sentirsi nominate, e il rifiuto di una certa parte della società argentina che, al contrario, non vuole essere chiamata “latina”.
Quando si dice pluralità di vedute!
In mezzo a tanto contenuto (e rumore), io mi sono fatta contagiare dalla ventata di gioia e orgoglio che hanno respirato le persone latinas della mia bolla.
Come ha scritto Suiry Sobrino su Pikara Magazine, lo show
Ha risuonato di nostalgia ma anche di rivendicazione. […] Uno spettacolo pensato per essere compreso dal pubblico latinoamericano. Senza sottotitoli. Senza doppiaggio. Presentato così come era stato concepito. E noi l’abbiamo capito.
[…] Noi, che portiamo il peso di generazioni di invisibilità e silenzio, sappiamo cosa significa quando qualcosa viene costruito considerandoci come pubblico principale, non come una minoranza inclusa in modo puramente decorativo. Siamo anche le stesse persone che, ogni volta che usciamo dal nostro territorio, portiamo il peso di dover comprendere il mondo esterno: tradurre codici estranei, prevenire, modulare l’accento, spiegare certi riferimenti, tradurre battute, giustificare usanze, abbassare il volume di ciò che è nostro per non mettere a disagio.
Ed è un carico pesante.
È un disciplinamento quotidiano, conclude nella prima parte del pezzo Sobrino, prima di chiedersi: ma dopo tanta emozione, che cosa rimane?
Secondo l’autrice, rimangono soprattutto vuoto e assenza masticati da un panorama dove la necropolitica statunitense rimane all’ordine del giorno; un mondo in cui le persone latinoamericane sono più vicine alle famiglie perseguitate dall’amministrazione Trump che alla rivendicazione aspirazionale di Bad Bunny che guarda in camera e dice “credi in te”.
Nella parte bianca del mondo, invece, ci si chiede quanto è diventata influencer la cultura latina e perché si studia ancora il francese a scuola, se lo spagnolo è così cool e apre le porte del digital nomadism? 🙈
Comunque: lunedì scorso, mentre facevo colazione e mi godevo la replica dell’Halftime Show su YouTube, ho sbuffato all’apparizione di Lady Gaga, lo ammetto. Ho pensato: dai, non sarebbe stato magnifico ospitare di nuovo J.Lo e portare altra portoricanità sul palco, insieme a Ricky Martin?
Mi sono allora ricordata che quattro anni fa avevo scritto una Ojalá dedicata all’Halftime Show di J.Lo, andato in onda durante la prima presidenza Trump.
Nemmeno lei ci era andata leggera con la critica sociale: chi se lo ricorda?
Un pezzetto di web da recuperare 🎁
Continuo con la missione di dedicare pezzetti del mio tempo ad angoli di web lenti, che aiutano a lenire la sensazione di urgenza digitale.
Queering the Map
Queering the Map è un progetto nato in Canada nel 2017, un capolavoro di mappatura affettiva e memoria queer nel mondo. L’ho conosciuto qualche anno fa su Instagram ma non l’ho mai consigliato qui su Ojalá: rimedio felice oggi!
Che fine fanno i ricordi delle prime volte, i coming out e le confessioni, i rifiuti e i ritorni che non sono stati scritti altrove?
Queering the Map nasce per costruire una cartografia globale di quei momenti: è un mare di messaggi in bottiglia, anonimi, scritti da persone queer di ogni dove che localizzano un loro ricordo in un posto preciso del mondo. Ci sono panchine di un parco, spiagge affollatissime e altre remote, strade di paesi sardi, peruviani, messicani, mauritani, quartieri palestinesi ridotti in macerie dai bombardamenti:

Un commovente archivio digitale di memoria LGBTQIA+ da leggere con calma, un poco alla volta.
📖 Da un anno a questa parte, conservo e condivido le risorse più importanti che compaiono su Ojalá nella mia biblioteca digitale: un mini sito web che contiene tutte le guide di scrittura, campagne virtuose, consigli di lettura e di visione che arricchiscono questa newsletter di settimana in settimana.
Puoi consultarla senza limiti e sostenerla anche tu con un abbonamento annuale a Ojalá: costa 40 euro per 12 mesi.
📚 Letture che aprono mondi
A inizio 2025, datiBeneComune e Period Think Tank hanno lanciato una raccolta firme per chiedere al Governo italiano di rendere i dati sulla violenza di genere un patrimonio pubblico, aperto e accessibile. Alla campagna si sono aggiunte anche ActionAid, Transparency International Italia, info.nodes e DiRe – Donne in Rete contro la violenza. Il 12 febbraio, una loro delegazione ha consegnato all’ufficio della presidenza dei ministri le 25mila firme della petizione per chiedere dati aperti sulla violenza di genere in Italia. Come racconta anche l’aggiornamento su Change.org, le firme sono state ricevute con «disponibilità al confronto e a migliorare progressivamente qualità, leggibilità e regolarità della pubblicazione dei dati». Evviva e grazie a queste associazioni per il loro lavoro! Noi, intanto, continuiamo a parlarne:
Il folklore sardo è tutto da buttare via? Una domanda (con risposte, e belle) di Federica Marrocu per Sardegna che cambia che potrebbe allargarsi anche ad altre zone del mondo.
Ma i meme di De_Vulgare che sguazzano tra foto dell’halftime show ed euforia linguistica? Bellissimi!
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice






"il rifiuto di una certa parte della società argentina che, al contrario, non vuole essere chiamata “latina”."
Il mio alzare gli occhi al cielo è stato così potente che sono rotolata giù dalla sedia, fino all'orlo del balcone.
Che sfinimento, questa gente. Probabilmente è la stessa gente che mi ammorba dicendo Anche Io Sono Italiano (che l'italiano non lo parla, però), con una certa aria di superiorità mista a razzismo che li fa sentire migliori di chi non ha un passaporto europeo. Passaporto che hanno non perché abbiano fatto qualcosa di meglio degli altri eh – per la lotteria nemmeno degli uteri, ma degli antenati, e della nostra legislazione che privilegia il sangue vecchio di settecento generazioni alla nascita in Italia in carne viva. (E non sarei così infastidita da ste persone, se in Italia la questione della cittadinanza non fosse la schifezza che è.)
Quest'anno non sono andata in Argentina e la tortura di dover ascoltare questi personaggi NON mi sta mancando per niente 😂
Quante volte si può mettere "cuore mi piace" a una newsletter? Uno per ogni riga stavolta. Grazie per "Queering the map".