#130 Cinque anni e un discorso 🎂
Un lustro di Ojalá, come passa il tempo! Per celebrarlo apro una nuova finestra di condivisione: ci sarai?
Ciao!
L’episodio della settimana scorsa ha generato molte disiscrizioni e la cosa non mi dispiace: si parlava di islamofobia, razzismo e cibo come frontiera. La settimana prima, invece, mi chiedevo che cosa rimane dopo un discorso come quello di Bad Bunny al Super Tazón.

In questo episodio:
Il quinto anniversario di Ojalá, proprio oggi. Una delle mie parole preferite in spagnolo è diventata anche il nome del mio progetto più gratificante.
Per celebrare questa data, apro una nuova finestra su Ojalá: gli incontri video, una volta al mese. 💃
Appunti da un altro pianeta mediatico. La meraviglia dei messaggi, forti e necessari, che usano le parole giuste: il discorso di Miriam Garlo, migliore attrice rivelazione con il film Sorda, durante la cerimonia dei Goya. Prendere nota per parlare bene di antiabilismo in prima serata tv ✅
Altre letture che ti consiglio per aprire mondi.
Lunedì 1 marzo 2021, cinque anni fa esatti, mandavo il primo numero di Ojalá:
Nel mio sito web presentavo così questo nuovo progetto di newsletter:
Ojalá è una parola che in spagnolo esprime speranza. Deriva dall’arabo wa-šā’ allāh (“se Dio vuole”).
Si pronuncia [oxaˈla], cioè:
Il dizionario ti dirà che ojalá in italiano si traduce come magari!
Il sito della Real Academia Española la definisce come un termine che denota un forte desiderio che qualcosa accada.È una di quelle espressioni dai significati molteplici, che cambia senso anche in base all’umore con cui la si pronuncia.
La parola ojalá contiene speranza, voglia di fare, desideri da realizzare, amori da coltivare o lasciare nel passato (e questo me lo ha insegnato bene Silvio Rodríguez).
Sono, in pratica, gli stessi ingredienti con cui alimento le mie giornate e continuo il mio percorso nei linguaggi inclusivi.
A marzo 2021 eravamo appena usciti, turbati, da uno degli anni più disorientanti della collettività moderna, senza sapere che quello stato di turbamento — declinalo poi come vuoi: ti serve per caso una ruota delle emozioni? — sarebbe durato per molto tempo ancora. Mai avrei pensato, per esempio, di riuscire a celebrare un quinto anniversario in un panorama di dolore e incertezza geopolitica come quello odierno. E invece, eccoci: noi e la ipernormalizzazione.
Scomoda speranza
Ojalá è nata da un guizzo di speranza, dal desiderio di creare uno spazio di condivisione e scomodità. È stato un terreno fertile per avviare conversazioni su macro-temi che nel 2021 erano al centro del mio lavoro e al loro auge nel dibattito italiano: inclusione, diversità e nuove scritture.
Il nome, Ojalá, mi sembrava promettente, un’espressione rassicurante da cui farmi accompagnare. Ci ho visto giusto, devo dire. Scorro cinque anni di archivi di Ojalá e dentro trovo porzioni di mondo che non esistono più, promesse, stupori e racconti di trasformazioni, non solo linguistiche e culturali.
Ojalá non è più la stessa, e nemmeno io
Ojalá è cambiata e cresciuta insieme a me: non sono più la stessa Alice che pensava di aprire una “newsletter professionale” — qualsiasi cosa questo volesse dire all’epoca — e diceva di lavorare come copywriter con un focus sui linguaggi inclusivi e accessibili.
Su queste pagine, lunedì dopo lunedì (pause e burnout inclusi), ho raccontato anche i miei cambiamenti, in modo più o meno sottile. È cambiata la lingua che uso per raccontarmi e raccontarci, è cambiata l’intenzionalità con cui lo faccio.
Questa newsletter è diventata molto più grande di quanto avessi immaginato. Grazie a te che la leggi, che sia da una settimana o da cinque anni. Grazie a tutte le persone che hanno scelto di sostenerla con i loro messaggi, i consigli via email e social, gli abbonamenti a pagamento: l’evoluzione di questa newsletter nel tempo è frutto anche di questi scambi. 💜
Una nuova finestra per Ojalá
L’anno scorso, per il suo quarto anniversario, Ojalá si è allargata su uno spazio più intimo e radicato: la biblioteca digitale ospitata nel mio sito web.
La biblioteca è il posto in cui conservo e condivido le guide di scrittura, le campagne virtuose, i consigli di lettura e di visione che arricchiscono questa newsletter di settimana in settimana.
Per questo quinto anniversario ho deciso di aprire una finestra in più:
Gli incontri virtuali
Quando a dicembre 2024 mandai un sondaggio alle persone lettrici di Ojalá, diverse di loro mi dissero che avrebbero partecipato volentieri a degli incontri in video. Anche io l’ho desiderato per tanto tempo e sento che ora è il momento giusto per iniziare.
Quindi sì, da marzo Ojalá avrà il suo spazio live: una volta al mese ci ritroveremo su Zoom per parlare in diretta di policulturalità, comunicazione inclusiva, accessibilità, salsa brava, vita catalana y mucho más…
(Se conosci bene Ojalá, sai già che non può esistere un recinto dentro cui delimitare le nostre chiacchiere!)
Nelle prossime settimane manderò alle persone con un abbonamento, mensile o annuale, le informazioni per partecipare all’incontro.
Per ora segna la data: mercoledì 25 marzo dalle ore 20:00 alle 20:30.
Avremo spazio per rompere il ghiaccio, dare una voce collettiva a Ojalá e aprire insieme questa nuova finestra sul mondo. Non vedo l’ora!
💡 Gli incontri virtuali sono aperti alle persone con un abbonamento mensile in corso e, naturalmente, a chi sostiene Ojalá per tutto l’anno. Queste ultime hanno anche accesso alla biblioteca digitale. Vuoi unirti anche tu? Si parte da qui:
Su un altro pianeta mediatico
Sabato sera, mentre sulla Rai andava in onda la finale dello spettacolo sanremese che — a detta degli spezzoni che ho intercettato sui social — ha dato l’ennesima prova di saper parlare (e pure male) solo a una fetta di popolazione ignorando che il mondo fuori vive nel futuro, ho guardato gli oscar del cinema spagnolo: la cerimonia dei Goya.
L’evento, che quasi ogni anno coincide con la finale del festival, va in onda sulla televisione di stato spagnola (TVE) e dura circa quattro ore. Stavolta ho deciso di vederlo tutto: non avevo grandissime aspettative e invece mi sono ritrovata più volte con le lacrime agli occhi.
Il clima era quello da grande serata di gala, ma oltre al brilli-brilli sono state la chiarezza cristallina dei discorsi, l’impegno politico e le parole usate bene a meravigliarmi.
La serata, per farti un esempio, si è aperta con un discorso di Rigoberta Bandini e Luis Tosar che inizia così:
La nostra industria [cinematografica spagnola] ha sempre condannato la guerra, in Iraq, in Ucraina, il genocidio di Gaza. E oggi è una giornata molto triste.
Hanno poi ricordato la crisi umanitaria nella Striscia e denunciato l’ampliamento della guerra (pur senza nominare l’Iran).
Il tono politico dell’evento era chiarissimo a ogni inquadratura, perché tantissime persone del pubblico — attrici, attori e persone a vario titolo parte dello show business — indossavano una spilletta a forma di anguria con la scritta “Free Palestine”.
Come dire: l’importanza di nominare invece che liquefare tutto dietro i generici “viva la pace”.
Parlare bene di abilismo in prima serata
Una delle emozioni più grandi è stata vedere i tre premi riconosciuti al film Sorda della regista Eva Libertad.
Non ne ho ancora parlato su Ojalá, ma Sorda è stato uno dei miei film preferiti del 2025. La protagonista Ángela (interpretata da Miriam Garlo), è una donna sorda che sta per diventare madre insieme a Héctor, il suo compagno udente.
È un film che racconta con densità e delicatezza le paure di Ángela riguardo alla maternità e al modo in cui potrà comunicare con sua figlia. Un film che parla con realismo e intensità delle difficoltà di vivere e far crescere la propria famiglia in un mondo abilista.
Miriam Garlo, che è sorda come la protagonista del film, ha vinto il Goya come migliore attrice rivelazione. Ha fatto il suo discorso in due lingue contemporaneamente, spagnolo e lingua dei segni spagnola. Te lo trascrivo, tradotto, dopo il video:
Farò il più in fretta possibile, ma vi prego di ricordare che sto parlando due lingue contemporaneamente e ho solo un cervello.
Voglio condividere il premio con tutte le persone con disabilità, in particolare con la comunità Sorda. Questo premio è dedicato alle donne sorde, sia quelle che sono diventate madri sia quelle che non lo sono. Perché alla violenza ostetrica si aggiunge la violenza della mancata comunicazione o la violenza dell’invisibilità.
Senza comunicazione veniamo trattate come dei mobili. Senza comunicazione non c’è rispetto. Senza rispetto cadiamo nel fallimento culturale come società. Allora, se possiamo, impariamo la lingua dei segni; se non possiamo, usiamo i nostri corpi, la nostra intelligenza e la nostra arte per comunicare senza limiti, senza frontiere, senza paura, senza vergogna. Perché nessun essere umano è invisibile.
E, attenzione, ricordiamo che nessuna persona sorda è muta. Siamo persone sorde, abbiamo una nostra identità e una nostra voce, che non sempre è orale.
Concludo dicendo: no ai genocidi, no ai femminicidi e sì, sì all’arte, alla connessione, alla tenerezza e all’empatia. Grazie mille.
Viva la lingua dei segni e viva il cinema accessibile.
Solo questo discorso è valso tutta la visione dello show.
Evviva il cinema accessibile, evviva la televisione che divulga messaggi forti, senza eufemismi, con le parole giuste. Soprattutto quelle delle persone più spesso invisibilizzate.
Spero che Sorda uscirà anche in Italia, è una perla di cui ho tanta voglia di parlare anche nella mia lingua!
📚 Letture che aprono mondi
È libera una donna velata? Un articolo in spagnolo, davvero ben argomentato, che si ricollega al tema di Ojalá della scorsa settimana. Di Santiago Alba Rico per El País.
Not in my name di Liuhuaying Yang. Un progetto per nerd delle lingue — e visivamente bellissimo — che esplora (in inglese) la complessità dei nomi cinesi e le difficoltà legate all’uso della trascrizione Pinyin in caratteri latini, in particolare il suo impatto nella distinzione tra cognomi e nomi propri.
Ti riconosci nella dicitura “nerd delle lingue”? Allora questo episodio di Paltò di Gaia Donati ti farà volare: Fammi un fischio.
Venerdì scorso sono andata a Barcellona a sentire Brigitte Vasallo che ha presentato il suo nuovo libro, La fosa abierta. Un incontro incredibile, con un fortissimo spazio di condivisione tra persone migranti dalle storie diverse, tutte accomunate dal sentimento di appartenenza frammentata a una Spagna così diversa e complessa. Abrir la Fosa Abierta è l’ultimo numero della newsletter di Vasallo, in cui racconta uno dei sentieri che l’hanno portata a scrivere il libro.
Anche Chispas, il club del libro ibérico di Roberta Cavaglià celebra un anniversario, il primo!, con un evento gratuito aperto a chiunque. A marzo leggiamo un libro che a me è piaciuto moltissimo e che in Spagna è diventato un caso editoriale: La cattiva abitudine di Alana S. Portero. Un romanzo ambientato nella Madrid operaia degli anni Ottanta e Novanta che racconta il percorso di affermazione di genere della protagonista trans: stupendo.
Per oggi chiudo qui. Vuoi dirmi cosa ne pensi di questa newsletter, propormi una collaborazione o semplicemente mandarmi un saluto?
Rispondi a questa email o scrivimi su ojala [at] aliceorru.me 📧
Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012. Lavoro come consulente e formatrice DEI, scrivo articoli per blog e testate che si occupano di accessibilità e inclusione, e traduco molte stringhe di software per aziende internazionali.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟
Se ormai conosci Ojalá e apprezzi il mio lavoro, dai un’occhiata al piano a pagamento: con 40 euro sostieni questo progetto per un anno intero e hai accesso a tutte le risorse originali, passate e presenti, che condivido.
Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice






Auguri Ojalà! Sono iscritta da poco più di due anni, ed è la mia newsletter preferita! :-)
Auguri Ojalà! Ora che so cosa vuol dire sono ancora più contenta.
Leggendo quello che hai raccontato della premiazione ai Goya, unendolo ad altre cose che mi dicono della Spagna e a come il suo Primo Ministro- con tutti i problemi che ha - prende posizione... mi viene da chiederti. Ma la Spagna è veramente una società più matura della nostra tutta strepiti, nella quale con tutto che c'è Vox ecc vince la ragione e un certo senso della verità?
No, perché mi viene voglia di trasferirmi